Quale futuro può costruire un Paese se non riesce a offrire ai giovani condizioni adeguate per esprimere il proprio talento, valorizzare la formazione e realizzare le proprie aspirazioni?
Partendo dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolte ai Cavalieri del Lavoro, Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione istituzionale, propone una riflessione sul rapporto tra crescita economica, qualità del lavoro e prospettive delle nuove generazioni.
Il contributo affronta una questione che va oltre la fuga dei talenti: la libertà effettiva di scegliere se partire, restare o tornare in Italia, potendo contare su opportunità professionali, retribuzioni adeguate e un contesto capace di riconoscere competenze e merito.
Una riflessione che richiama tutti, istituzioni, mondo della formazione e imprese, alla responsabilità di rendere il futuro dei giovani non soltanto una promessa, ma una possibilità concreta.
Perché investire nelle nuove generazioni significa investire nel futuro della Repubblica.
Buona lettura.
Giovani e lavoro, la Repubblica alla prova delle opportunità
Nel discorso ai Cavalieri del Lavoro, Mattarella pone la condizione delle nuove generazioni al centro dello sviluppo. La possibilità di trovare un’occupazione adeguata, scegliere se restare o tornare in Italia e costruire una vita autonoma riguarda la qualità sociale della crescita.
Un Paese che investe nella formazione dei giovani e non offre loro prospettive adeguate di lavoro indebolisce il proprio futuro.
Nell’intervento alla consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro, Sergio Mattarella affronta questa contraddizione definendo il bilancio negativo delle migrazioni giovanili “una questione sociale”.
La scelta delle parole conta: porta il problema oltre la perdita di competenze e chiama in causa le condizioni nelle quali una generazione cerca il proprio posto nella società.
La cerimonia dedicata al riconoscimento del merito imprenditoriale diventa così l’occasione per interrogarsi sul rapporto tra sviluppo e opportunità. L’iniziativa economica conserva un ruolo centrale: crea occupazione, sostiene i territori, contribuisce alla vita delle comunità. Ma il suo valore va considerato anche attraverso le possibilità che apre a chi entra nel mondo del lavoro. Le imprese generano valore ma hanno bisogno di un contesto nel quale le persone possano formarsi, esprimere le capacità e progettare il futuro.
Il riferimento ai giovani riguarda anzitutto la libertà di scegliere. Studiare e lavorare all’estero può arricchire un percorso individuale e produrre benefici collettivi. La difficoltà emerge quando la partenza è determinata dalla mancanza di alternative credibili e il ritorno richiede di rinunciare al riconoscimento professionale raggiunto altrove.
Mattarella invita a creare condizioni capaci di rendere attraente il rientro. Richiama la responsabilità di una società che deve offrire loro un cammino di lavoro e di vita nel quale potersi realizzare. È un’indicazione impegnativa, perché il ritorno dipende da un insieme di scelte e di aspettative che nessun singolo provvedimento può esaurire.
Il lavoro è il punto dal quale partire. La disponibilità di un impiego costituisce una condizione necessaria, ma la sua qualità determina la possibilità di immaginare una vita autonoma.
Retribuzioni adeguate e prospettive professionali riconoscibili incidono sulla scelta di restare, così come sulla disponibilità a tornare. Nel discorso presidenziale, il richiamo ai bassi salari accanto al deficit di produttività suggerisce di affrontare insieme questioni troppo spesso discusse separatamente. La competitività riguarda anche il modo in cui il valore prodotto si traduce in opportunità per chi lavora.
C’è poi un aspetto meno misurabile, che Mattarella nomina con parole particolarmente nette: l’indifferenza e la “meschina sottovalutazione” con cui la società può rivolgersi ai giovani.
Il problema non è soltanto economico. Riguarda il riconoscimento delle competenze, lo spazio attribuito alle idee, la possibilità di assumere responsabilità.
Una società può dichiarare di aver bisogno delle nuove generazioni e continuare, nelle proprie pratiche, a rinviarne l’ingresso nei luoghi in cui si decide.
Il rapporto tra generazioni si costruisce attraverso occasioni di apprendimento e di partecipazione. Non basta affidarsi a una trasmissione spontanea dell’esperienza: lo squilibrio demografico e la velocità del cambiamento tecnologico rendono più complesso il passaggio delle conoscenze e modificano il valore delle competenze già acquisite.
In questo quadro acquista rilievo l’affermazione secondo cui diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme. La formazione rende possibile l’accesso a un’occupazione qualificata; la presenza di opportunità professionali consente, a sua volta, di dare seguito all’investimento nello studio. Quando questo rapporto si interrompe, la promessa di avanzamento sociale legata all’istruzione perde credibilità.
Il rapporto tra scuola e lavoro non può ridursi alla corrispondenza immediata tra un titolo di studio e una mansione. La pluralità degli interessi culturali è una risorsa per il Paese. Formare significa anche mettere le persone nelle condizioni di comprendere i cambiamenti, rivedere il proprio percorso e partecipare consapevolmente alla vita collettiva.
La responsabilità delle imprese si colloca dentro questo orizzonte. Offrire lavoro significa contribuire alla costruzione delle prospettive di una comunità. Nelle aree interne, ricordate da Mattarella, la presenza di attività economiche può contrastare lo spopolamento; la loro continuità dipende però anche dai servizi e dalle condizioni di vita che il territorio riesce a garantire. Per un giovane, la scelta di restare si compie dentro questa relazione tra occupazione e possibilità di abitare un luogo.
Anche il richiamo a Luigi Einaudi, può essere letto alla luce delle opportunità delle nuove generazioni. Un’economia aperta deve consentire a nuovi soggetti di entrare, innovare e competere. Quando il controllo delle tecnologie e delle infrastrutture si concentra in poche mani, si restringono gli spazi dell’iniziativa altrui. La tutela della concorrenza riguarda dunque anche chi vorrebbe avviare un’attività e incontra condizioni stabilite da poteri economici ai quali è difficile sottrarsi.
La dimensione europea indicata dal Presidente offre la scala alla quale affrontare questi squilibri e sostenere lo sviluppo. Ma la capacità di innovare dipende anche dalla sicurezza con cui le persone possono attraversare il cambiamento. È qui che il welfare entra nel discorso come parte dell’economia: una protezione sociale efficace può rendere praticabile una scelta professionale, sostenere una fase di formazione, evitare che una difficoltà temporanea diventi esclusione.
La condizione giovanile costituisce quindi un criterio per valutare la direzione della crescita. Le dichiarazioni sul merito e sul futuro trovano una verifica concreta nella qualità del lavoro offerto e nella fiducia accordata a chi comincia.
Per un giovane che deve decidere se partire, restare o tornare, la credibilità del Paese prende forma in quella distanza, ancora da colmare, tra ciò che sa fare e ciò che gli viene consentito di diventare.
Costantino Del Riccio
Con questa riflessione, la Fondazione Insigniti OMRI rinnova il proprio impegno a promuovere il confronto sui temi che riguardano il futuro del Paese, nella convinzione che valorizzare i giovani, riconoscere il merito e offrire concrete opportunità di crescita significhi dare sostanza ai principi della Repubblica e rafforzare la fiducia delle nuove generazioni nelle istituzioni.
