La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo da contenere, né ridotta al rispetto formale delle procedure. È una responsabilità che si misura nelle scelte organizzative, nella prevenzione dei rischi e nella capacità di mettere sempre al centro la dignità e la salute delle persone.
In questa riflessione, Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione istituzionale, prende spunto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e richiama l’attenzione sulle responsabilità di chi organizza il lavoro, sulla formazione, sugli appalti, sulla salute mentale e sulle opportunità e criticità legate alle nuove tecnologie.
Un contributo che invita a superare una concezione meramente formale della sicurezza per affermare una cultura della prevenzione concreta, nella quale il rispetto della persona prevalga sempre sulla fretta e sulle logiche del risparmio.
Perché la sicurezza si costruisce prima che accada un incidente: nelle decisioni quotidiane, nell’ascolto di chi lavora e nella responsabilità di chi è chiamato a proteggere la vita.
Buona lettura.
La sicurezza sul lavoro, Mattarella la tutela delle persone viene prima del risparmio.
La sicurezza sul lavoro si decide nei tempi assegnati a una consegna, nelle risorse destinate alla manutenzione, nella possibilità di segnalare un pericolo senza temere conseguenze. Quando avviene un incidente, molte delle condizioni che lo hanno reso possibile si sono già determinate.
È su queste scelte, e sulle responsabilità che comportano, che richiama l’attenzione Sergio Mattarella nel messaggio alle giornate di studio promosse dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, presieduta da Chiara Gribaudo.
Il Presidente della Repubblica indica negli infortuni e nelle morti sul lavoro una delle emergenze più gravi del Paese. Ricorda il dolore delle famiglie e delle comunità, “per sempre private di una parte di sé”, ma porta subito la riflessione sulle cause: il risparmio economico e la fretta operativa che troppo spesso prevalgono sulla tutela delle persone.
Il punto è il posto che la sicurezza occupa nell’organizzazione della produzione. Se viene considerata soltanto dopo aver fissato costi, scadenze e carichi di lavoro, il rispetto delle procedure rischia di entrare in conflitto con le condizioni concrete in cui si chiede di operare.
Il passaggio sugli appalti e sui subappalti affronta una delle questioni più delicate.
La frammentazione delle attività può compromettere il rispetto delle norme e rendere meno chiara l’attribuzione delle responsabilità.
Quanto più si allunga la distanza tra chi commissiona un’opera e chi la esegue, tanto più diventa necessario verificare che le tutele siano garantite lungo l’intera filiera.
La complessità organizzativa richiede una maggiore capacità di controllo; non può giustificarne l’indebolimento.
In questa prospettiva vanno letti i richiami di Mattarella alla formazione e a una cultura della sicurezza diffusa. Per essere efficace, la formazione deve trovare riscontro nel lavoro quotidiano.
Insegnare una procedura serve a poco se i ritmi imposti ne rendono difficile l’applicazione. Anche la possibilità di segnalare un rischio dipende dal contesto: chi teme di perdere un impiego o di non vedere rinnovato un contratto può essere meno libero di far emergere ciò che non funziona.
La prevenzione passa dunque anche dalla qualità dei rapporti di lavoro e dall’ascolto di chi conosce, per esperienza diretta, i pericoli di una mansione.
Una parte rilevante del messaggio riguarda la salute mentale. Il Presidente richiama la stima dell’Organizzazione internazionale del lavoro secondo cui oltre 840.000 persone muoiono ogni anno nel mondo per problemi di salute associati ai rischi psicosociali. È un dato globale, che riguarda conseguenze sanitarie diverse dal solo fenomeno degli infortuni mortali. Porta all’attenzione una sofferenza meno visibile, legata anche a carichi eccessivi, orari prolungati e precarietà.
Considerare questi fattori significa ampliare lo sguardo sulle condizioni di lavoro. Accanto ai pericoli immediati esistono forme di logoramento che possono maturare nel tempo e che richiedono strumenti adeguati di prevenzione.
La tutela della persona, osserva Mattarella, deve riguardare la salute fisica e mentale. È un’indicazione che invita a valutare l’organizzazione del lavoro anche attraverso gli effetti che produce sulla vita di chi ne fa parte.
Le trasformazioni tecnologiche rendono questa valutazione ancora più necessaria. Digitalizzazione e intelligenza artificiale possono offrire strumenti per individuare i pericoli e ridurre l’esposizione alle attività rischiose.
I loro benefici, però, dipendono dalle modalità di impiego. Occorre interrogarsi anche sulle conseguenze per i ritmi di lavoro, sull’autonomia delle persone e sulla pressione esercitata dalla misurazione continua delle prestazioni.
La maggiore velocità di un processo non basta, da sola, a dimostrarne la qualità.
Le giornate di studio possono contribuire a mettere a fuoco la distanza tra le tutele previste e quelle effettivamente garantite. Il lavoro d’inchiesta parlamentare assume valore proprio quando permette di comprendere dove e perché la prevenzione si interrompe, raccogliendo l’esperienza dei lavoratori e il contributo delle parti sociali.
Da questa conoscenza possono nascere interventi più precisi e una verifica più rigorosa dei loro risultati.
“La sicurezza non può essere considerata un costo da contenere né un adempimento formale”, afferma Mattarella. È il criterio con cui giudicare le scelte quotidiane di chi organizza il lavoro e l’efficacia dell’azione pubblica. Il cordoglio per le vittime è un dovere. La responsabilità si esercita prima, quando una scadenza può ancora essere rivista, una manutenzione eseguita, una segnalazione ascoltata.
Costantino Del Riccio
La tutela della salute e della vita di chi lavora è una misura della civiltà di un Paese e della qualità delle sue istituzioni. Non basta intervenire dopo una tragedia: occorre creare le condizioni perché non accada, trasformando la prevenzione in una responsabilità condivisa e irrinunciabile. È in questa capacità di anticipare i rischi e mettere la persona al primo posto che si misura il valore autentico della sicurezza.
