Il tabellone luminoso della Stazione di Roma Termini segna le 10:40. L’Italo 9924 è appena partito. Sono sulla carrozza 3, accanto al finestrino, con quella sensazione che si prova ogni volta che si parte. Direzione Toscana. Davanti a me scorrono binari, paesaggi e qualche pensiero che chiede di essere messo in ordine. Il viaggio per Firenze è breve, ma abbastanza lungo per concedersi una cosa rara: pensare e magari anche scrivere.

Sto andando a Cascina, dove, come Fondazione Insigniti OMRI, abbiamo organizzato una lezione-spettacolo per quattrocento studenti dedicata alla Costituzione della Repubblica Italiana, al Canto degli Italiani e al Tricolore italiano, con il supporto della Fondazione Pisa. Poi si proseguirà verso la Scuola IMT Alti Studi Lucca, per l’apertura della Settimana mondiale del Cervello, ma intanto il viaggio mi regala qualche momento per riflettere.

Quando ho lasciato il servizio attivo da prefetto a Pisa, mi furono prospettate nuove responsabilità. Le ascoltai con rispetto e poi scelsi di non proseguire su quella strada. Sentivo di aver già percorso fino in fondo il tratto di servizio che mi era stato affidato.

A un certo punto della vita si scopre una verità semplice: le gratificazioni più grandi non hanno prezzo. Per questo ho scelto di continuare a servire il Paese in un modo diverso, attraverso la Fondazione Insigniti OMRI, una comunità di persone insignite al merito della Repubblica che hanno deciso di restituire qualcosa alla Repubblica.

Il treno entra in una galleria. Per qualche secondo il finestrino diventa uno specchio e mi restituisce l’immagine di un pensionato con il cellulare in mano. E mentre corre verso la Toscana, mi torna in mente un’immagine emozionante di pochi giorni fa, che sto pensando di usare anche per il messaggio del 17 marzo, per celebrare la Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera.

Il 2 marzo, all’Altare della Patria, abbiamo dato il via alle celebrazioni per il settantacinquesimo anniversario della legge istitutiva dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Più di cento insigniti OMRI, provenienti da tutte le regioni, hanno partecipato alla deposizione della corona d’alloro al Sacrario del Milite Ignoto.

In mezzo a quella cerimonia solenne c’era anche un bambino di sette mesi: mio nipote Francesco Maria. Mia figlia Irene e mia moglie Maria Teresa lo avevano portato con loro. Alla fine della cerimonia, durante una foto di gruppo, l’ho preso in braccio. Le telecamere hanno ripreso quella scena: un nonno con il suo bambino in braccio, sull’Altare della Patria, circondati da tanti benemeriti della Repubblica, dopo aver reso omaggio al Sacello del Milite Ignoto con la deposizione della corona d’alloro.

Mi sono chiesto cosa potrà restare nella sua vita di quel momento. Probabilmente nulla nella memoria cosciente, perché a sette mesi la memoria autobiografica non si forma ancora. Ma forse qualcosa resterà lo stesso: una traccia emotiva di sicurezza, appartenenza e calore familiare, che nel tempo potrà consolidarsi attraverso il racconto e la visione della fotografia. Un giorno guarderà quell’immagine, qualcuno gli racconterà perché eravamo lì, cosa rappresentano quei luoghi e cosa significa servire la Repubblica. E forse capirà che i simboli non sono solo cerimonie: sono fili invisibili che uniscono generazioni, emozioni e memoria civica.

Il 17 marzo si celebrerà la Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera. Il modo più semplice per trasmetterne il senso ai giovani è forse questo: mostrare immagini, raccontare storie, far capire che dietro quei simboli ci sono vite, sacrifici e responsabilità.

Il tabellone interno annuncia che manca poco a Firenze. Tra poco dovrò chiudere il computer, scendere e cambiare treno. In quelle condizioni non si scrive più: si corre.

Chiudo mentre il treno rallenta: siamo già a Firenze Statuto. E penso che, in fondo, il mio sogno è semplice: continuare a servire le persone. Anche da pensionato. Anche viaggiando. Magari proprio tra una galleria e l’altra.