di Francesco Tagliente

Ambire a ricevere un riconoscimento ufficiale per le benemerenze acquisite è una sana e legittima aspirazione. Nella vita, così come nella sfera professionale, un’ambizione giusta e moderata è fisiologica e positiva: rappresenta lo stimolo per crescere, sacrificarsi in vista di un obiettivo, accrescere conoscenze e cultura, affrontare sfide e superare ostacoli.

Tuttavia, se il desiderio di ricevere un segno di riconoscenza ufficiale è del tutto legittimo, occorre fare attenzione a non cedere ai richiami della vanità. Quando il bisogno di distinguersi dagli altri diventa eccessivo, anche persone oneste e in buona fede possono cadere vittima di chi propone l’adesione a ordini cavallereschi illegittimi, di pura fantasia o palesemente fasulli.

Il fenomeno delle onorificenze “taroccate” è un problema antico ma tristemente attuale. Un tema che è stato brillantemente trattato dal narratore storico e araldista Michele D’Andrea in occasione della celebrazione del 75º anniversario della legge istitutiva dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nella Sala Capitolare del Senato il 2 marzo scorso, coniugando rigore scientifico e vivacità espositiva.

Per quanto riguarda gli ordini cavallereschi e le decorazioni, è importante distinguere tra quelli legittimi e quelli non autorizzabili, quindi illegittimi. La nostra legislazione non lascia spazio a dubbi. L’articolo 8 della legge 3 marzo 1951, n. 178 stabilisce che è vietato il conferimento di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche da parte di enti, associazioni o privati. I trasgressori sono puniti con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.250.000 a 2.500.000 lire. Inoltre, l’utilizzo pubblico di tali onorificenze comporta sanzioni amministrative.

In Italia, gli ordini cavallereschi nazionali riconosciuti sono i seguenti, elencati per gerarchia:
* Ordine al Merito della Repubblica Italiana
* Ordine Militare d’Italia, riservato alle Forze Armate
* Ordine al Merito del Lavoro
* Ordine della Stella d’Italia, riservato a cittadini stranieri e italiani all’estero
* Ordine di Vittorio Veneto, ormai non più conferibile

In aggiunta, gli italiani possono ricevere onorificenze da altri Paesi con cui l’Italia intrattiene relazioni diplomatiche. Tuttavia, solo le decorazioni conferite dal Sovrano Militare Ordine di Malta possono essere liberamente indossate senza bisogno di autorizzazione. Le altre decorazioni estere devono essere autorizzate dal Ministero degli Affari Esteri per essere legittimamente utilizzate.

Le onorificenze vaticane, invece, sono autorizzate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e includono ordini come:
* Ordine Piano
* Ordine di San Gregorio Magno
* Ordine di San Silvestro Papa
* Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Un altro aspetto interessante è l’esistenza di ordini dinastici, concessi da antiche case regnanti italiane. Anche questi, sebbene non nazionali, possono essere autorizzati per l’uso in Italia. Tra questi figurano l’Ordine di Santo Stefano, l’Ordine di San Giuseppe della Casa Asburgo-Lorena Toscana e l’Ordine Costantiniano di San Giorgio delle Case Borbone Parma e Borbone Due Sicilie.

Purtroppo esiste una zona grigia costituita da una moltitudine di ordini pseudocavallereschi, che spesso sfruttano l’ignoranza in materia per indurre le persone ad aderire, dietro esborso di somme considerevoli. Questi ordini non hanno alcuna legittimazione pubblica e possono essere utilizzati solo in ambito privato.

Michele D’Andrea offre alcuni consigli utili per evitare truffe:
1. Un ordine cavalleresco legittimo non recluta membri come un club
2. I Templari non esistono più dal 1312
3. Ordini storici come i Normanni o i Teutonici appartengono al passato
4. L’unico Ordine di Malta riconosciuto ha sede a Roma, in via dei Condotti 68
5. Un prete, una chiesa e una cerimonia non bastano a rendere un ordine legittimo

In conclusione, se si riceve una proposta di adesione a un ordine cavalleresco non riconosciuto, è bene essere consapevoli dei rischi, che vanno dall’uso improprio di decorazioni non autorizzabili fino alla possibilità di incorrere in sanzioni penali per reati quali millantato credito o truffa.