Ogni anno il ricordo del 16 marzo 1978, della strage di Via Fani e del rapimento di Aldo Moro torna giustamente nelle parole delle istituzioni e della memoria pubblica. Si ripete spesso – ed è vero – che l’Italia seppe sconfiggere il terrorismo senza rinunciare agli strumenti della democrazia e dello Stato di diritto.

Ma quando si parla degli “strumenti della democrazia”, mi piace pensare che tra questi ci siano soprattutto gli uomini. Uomini dello Stato che in quegli anni difficili operarono nelle forze di polizia, nella magistratura e negli apparati di sicurezza, assumendosi responsabilità enormi e rischiando ogni giorno la propria vita per difendere le istituzioni repubblicane.

Per questo oggi, a distanza di 48 anni, ricordiamo Aldo Moro, ma anche i cinque uomini della sua scorta assassinati in Via Fani: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Servitori dello Stato che pagarono con la vita il loro senso del dovere.

Ricordare loro significa ricordare anche tutte le vittime del terrorismo. È anche grazie al loro sacrificio se oggi viviamo in una democrazia che possiamo considerare matura. Ed è per questo che iniziative come quelle promosse dalla Fondazione Insigniti OMRI – impegnata a diffondere tra i giovani i valori della Costituzione e delle istituzioni repubblicane – hanno il compito di custodire e trasmettere questa memoria. Perché la democrazia non è solo un sistema di regole: è una storia di uomini che hanno scelto di difenderla.