La Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è lieta di segnalare il contributo del Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Diella, componente del proprio Comitato Consultivo, pubblicato nell’Approfondimento n. 232 dell’Osservatorio di Politica Internazionale, dal titolo Dal burden sharing al burden shifting. Le implicazioni per gli alleati europei.

Il saggio analizza la profonda trasformazione della NATO determinata dal ritorno della competizione tra grandi potenze e dalla guerra in Ucraina.

Al centro della riflessione vi è il rafforzamento della postura di deterrenza e difesa dell’Alleanza e il ruolo del NATO Defence Planning Process (NDPP), attraverso il quale i requisiti operativi vengono tradotti in obiettivi di capacità e investimenti per i singoli Alleati.

In questa prospettiva, l’obiettivo del 5% del PIL destinato alla difesa è sicurezza non viene interpretato come una semplice decisione politica, ma come la traduzione finanziaria delle esigenze militari individuate dal processo di pianificazione NATO per garantire una deterrenza credibile e una difesa collettiva efficace.

La tesi centrale del contributo è che oggi non si parli più soltanto di burden sharing, ossia della condivisione degli oneri finanziari, ma di burden shifting: una progressiva redistribuzione delle responsabilità strategiche all’interno dell’Alleanza, che vede gli Alleati europei chiamati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella sicurezza del continente, preservando al tempo stesso la solidità del legame transatlantico.

Una riflessione sul futuro della NATO 3.0, sulle implicazioni per gli Alleati europei e sul ruolo che anche l’Italia sarà chiamata a svolgere nella nuova architettura della sicurezza euro-atlantica.

Il ritorno della difesa collettiva

L’autore evidenzia come, dopo oltre vent’anni nei quali l’Alleanza Atlantica ha concentrato gran parte delle proprie attività sulle operazioni di gestione delle crisi e di stabilizzazione fuori area, il deterioramento del quadro strategico europeo abbia imposto un ritorno alla missione originaria della NATO: la difesa collettiva.
L’invasione russa dell’Ucraina del 2022 ha rappresentato il punto di svolta che ha accelerato questo processo, inducendo l’Alleanza a rafforzare la propria postura di deterrenza e difesa e a predisporre una nuova architettura di pianificazione militare, la più ampia e articolata dalla fine della Guerra fredda.

Una nuova architettura della deterrenza

Il contributo descrive l’evoluzione della strategia della NATO attraverso la NATO Military Strategy, il NATO Warfighting Capstone Concept, il Concept for Deterrence and Defence of the Euro-Atlantic Area (DDA), la nuova Family of Plans, la Force Structure Requirement e il NATO Force Model.
Questi strumenti costituiscono un sistema integrato che collega la visione strategica, la pianificazione operativa, la generazione delle forze e la disponibilità delle capacità militari necessarie a garantire una deterrenza credibile lungo l’intero spazio euro-atlantico.
Particolarmente significativa è l’introduzione di una pianificazione unitaria dell’intero teatro operativo, superando la precedente impostazione basata su piani separati per le diverse aree geografiche.

Dal piano operativo agli investimenti

Uno degli aspetti più innovativi messi in luce dal Generale Diella riguarda il rapporto tra pianificazione militare e spesa per la difesa.
Secondo l’autore, il nuovo obiettivo fissato dalla NATO — pari al 3,5% del PIL per le spese strettamente militari e all’1,5% per gli investimenti connessi alla sicurezza — non rappresenta semplicemente una scelta politica o il risultato delle pressioni esercitate dagli Stati Uniti.
Al contrario, esso costituisce la conseguenza del processo di pianificazione della NATO.
L’Alleanza ha dapprima individuato le capacità militari realmente necessarie per garantire la difesa collettiva; solo successivamente ha quantificato le risorse economiche indispensabili per realizzarle.
In questa prospettiva, il nuovo obiettivo finanziario rappresenta la traduzione economica dei requisiti operativi emersi dal NATO Defence Planning Process.

La lezione della guerra in Ucraina

Il saggio dedica ampio spazio alle lezioni offerte dal conflitto russo-ucraino.
L’esperienza sul campo dimostra che la superiorità tecnologica, pur rimanendo essenziale, non è più sufficiente da sola.
Accanto all’innovazione diventano determinanti la disponibilità di personale, le riserve, le munizioni, la capacità industriale, la logistica, la resilienza delle infrastrutture e la possibilità di sostenere operazioni prolungate.
L’autore propone quindi una distinzione fondamentale tra capability e capacity.
Le prime riguardano la qualità delle capacità militari: innovazione tecnologica, interoperabilità, intelligenza artificiale, integrazione multidominio, superiorità informativa e rapidità decisionale.
Le seconde riguardano invece la quantità delle risorse disponibili: uomini, mezzi, scorte, produzione industriale, capacità di rigenerazione delle forze e sostenibilità nel tempo.
La credibilità della deterrenza, sostiene Diella, dipenderà dalla capacità di coniugare entrambe le dimensioni.

Dalla condivisione degli oneri alla condivisione delle responsabilità

Nelle conclusioni il Generale Diella propone una riflessione di particolare interesse.
Secondo l’autore, il tradizionale concetto di burden sharing — la ripartizione degli oneri finanziari tra gli Alleati — non è più sufficiente a descrivere la trasformazione in corso.
Sta emergendo invece una logica di burden shifting, intesa come una redistribuzione delle responsabilità operative e delle capacità tra Stati Uniti ed Alleati europei.
Ciò non significa mettere in discussione il legame transatlantico, che continua a rappresentare il fondamento della sicurezza euro-atlantica, ma promuovere una maggiore assunzione di responsabilità da parte degli Stati europei all’interno della NATO.
In questa prospettiva, il rafforzamento della dimensione europea della difesa viene interpretato come complemento dell’Alleanza Atlantica e non come sua alternativa.
L’autore propone inoltre il concetto di European Strategic Responsibility, ossia una maggiore responsabilità strategica europea pienamente inserita nel quadro della NATO e coerente con il principio richiamato dal Segretario Generale Mark Rutte di una “Stronger Europe in a Stronger NATO”.

Una riflessione di grande attualità

Il contributo del Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Diella offre una lettura particolarmente chiara delle trasformazioni che stanno interessando la NATO e il sistema di sicurezza euro-atlantico.
Il saggio evidenzia come la vera sfida dei prossimi anni non consista più nell’individuare le capacità necessarie alla difesa collettiva, ma nel renderle concretamente disponibili attraverso adeguati investimenti, una più solida base industriale, una maggiore resilienza e una più equilibrata distribuzione delle responsabilità tra gli Alleati.
Fonte: Francesco Paolo Diella, L’adattamento della NATO al nuovo contesto strategico: piani di difesa, capability requirements e trasformazione militare dell’Alleanza, in Osservatorio di Politica Internazionale, Approfondimento n. 232, Dal burden sharing al burden shifting. Le implicazioni per gli alleati europei, giugno 2026.