Il prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI, porta nei teatri toscani l’educazione civica che diventa narrazione. Il 7 maggio la tappa conclusiva tra Carta, Inno e simboli identitari

Una lezione-spettacolo per leggere la Costituzione con il linguaggio del teatro. È la scelta della Fondazione Insigniti OMRI per celebrare l’80° anniversario dell’alba della Repubblica, portando sul palco principi, simboli e senso di cittadinanza davanti a 500 studenti.

Giovedì 7 maggio 2026, alle ore 10.00, il Teatro di Pontedera ospita la tappa conclusiva del percorso “Di sana e robusta Costituzione – L’educazione civica che non ti aspetti”. Un format che non replica la conferenza frontale: qui la Carta diventa racconto, scena, parola detta, per avvicinare le nuove generazioni ai passaggi fondativi della Repubblica, dall’Assemblea Costituente al referendum istituzionale fino al primo voto delle donne.

L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Pisa, ha già toccato Pisa, Vecchiano e Cascina. Chiude ora con un’intera platea di studenti delle scuole del territorio. Un modo per riportare la Costituzione nei luoghi dove si forma la coscienza civile, usando registri capaci di tenere insieme rigore dei contenuti e forza del linguaggio teatrale.

Il programma
Ad aprire l’incontro i saluti del sindaco Matteo Franconi, del dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale Andrea Simonetti, del consigliere della Fondazione Pisa Franco Cervelli, del presidente del Comitato provinciale OMRI di Pisa Michele Emdin e del prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione OMRI e promotore dell’evento.

Sul palco, la Costituzione prende vita con Ferdinando de Blasio di Palizzi autore e interprete della lezione-spettacolo “Di sana e robusta Costituzione”: un format che unisce narrazione teatrale e contenuti formativi per rendere accessibili i principi fondamentali della Carta e i simboli della Repubblica.

Seguirà un momento dedicato all’Inno di Mameli con il narratore storico Michele D’Andrea, presidente del Comitato consultivo della Fondazione, che guiderà gli studenti in una riflessione sul valore dei simboli identitari nella costruzione del senso di comunità. A condurre l’incontro Cristiano Marcacci, direttore de Il Tirreno.

Il filo con la prevenzione: dal seminario alla Costituzione
L’appuntamento del 7 maggio non è isolato. Arriva dopo la videoconferenza promossa dalla Fondazione OMRI su “Violenza giovanile e comportamenti a rischio”, che ha riunito competenze diverse attorno allo stesso nodo: la responsabilità degli adulti nel leggere i giovani.

Al tavolo, moderati dal prefetto Francesco Tagliente, si sono confrontati la psicologa Annamaria Giannini, lo psichiatra Pietro Pietrini, il sociologo Maurizio Fiasco, Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, e il questore Giuseppe Linares. Un confronto che ha messo al centro contesti educativi, linguaggi digitali e ruolo delle comunità.

“Il dato è chiaro”, ha sottolineato Tagliente a margine del seminario. “I giovani diminuiscono di numero, ma cresce la percezione della loro problematicità sociale. Questo è il paradosso demografico che deve interrogare noi adulti, non loro”.

Da lì la scelta di portare la Costituzione a teatro: “La sicurezza non è solo risposta al reato”, spiega Tagliente. “È l’esito di un percorso educativo e culturale che nasce nella scuola, nello sport, nella città. E nei linguaggi che usiamo ogni giorno per raccontare i ragazzi”.

Educare chi comunica
Per il presidente della Fondazione OMRI la sfida è una: “Educare alla comunicazione ed educare chi comunica”. I flussi digitali, spesso estremizzati, abbassano la soglia di sensibilità. “Non serve censurare. Serve responsabilizzare famiglia, scuola, media, piattaforme, istituzioni”.

In questo quadro si legge la presenza di Cristiano Marcacci alla conduzione dell’incontro: “Raccontare bene significa restituire complessità. Non trasformare episodi isolati in etichette collettive”.

La Costituzione come banco di prova
“Parlare di Costituzione ai giovani non è un rito”, chiude Tagliente. “È un atto di fiducia nella loro capacità di capire e fare propri i valori che tengono insieme il Paese. Ma è anche un banco di prova per noi adulti: la Carta vive se sa parlare alle nuove generazioni. E per farlo, prima dobbiamo saperle ascoltare”.

Fonte: Il Messaggero