Il prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI, è intervenuto in occasione del giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo: «Il 9 maggio l’Italia celebra il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo interno e internazionale, istituito nella data in cui, nel 1978, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse. È una giornata che appartiene alla memoria della Repubblica, ma anche alla coscienza civile del Paese. Una giornata nella quale il dovere del ricordo si accompagna alla riflessione su una delle stagioni più dolorose e drammatiche della nostra democrazia. Per chi quegli anni li ha vissuti nelle istituzioni e nelle forze di polizia, il terrorismo non fu soltanto una pagina della storia italiana. Fu una realtà quotidiana fatta di paura, tensione, sacrificio e senso del dovere».
«Non era facile fare servizio in quegli anni – continua – Le manifestazioni di piazza degeneravano spesso in violenze; molti estremisti si presentavano armati di spranghe, molotov e talvolta perfino di pistole. Dalle contestazioni si passò rapidamente all’eversione e agli attentati terroristici. Molti servitori dello Stato, uscendo di casa, non sapevano se sarebbero tornati. La paura faceva parte della quotidianità. Quello che più pesava non era tanto il rischio personale, quanto il timore che potesse accadere qualcosa ai propri familiari. Molti operatori delle Volanti, degli uffici investigativi e dei servizi di sicurezza furono costretti a cambiare abitudini di vita, itinerari, orari. In tanti eliminarono il proprio nome dal citofono o dal portone di casa; altri preferirono dormire negli alloggi collettivi di servizio per non esporre le famiglie a rischi ulteriori. Eppure lo Stato non arretrò»

