La gestione della sicurezza e dei grandi eventi di massa non può e non deve essere un dogma intoccabile, ma un esercizio continuo di intelligenza di campo e flessibilità. A tracciare questo bilancio storico ed operativo, destinato a fare scuola nei manuali della pubblica sicurezza, è il Prefetto Francesco Tagliente. Le parole del prefetto Al termine di una giornata cruciale per la Capitale, segnata dalla contemporaneità del derby calcistico Roma-Lazio e dalle finali degli Internazionali BNL d’Italia al Foro Italico, il Prefetto ha voluto analizzare le scelte strategiche adottate, partendo da un principio cardine che scardina la tradizionale rigidità burocratica: «L’ordine pubblico non è un sistema rigido. Se lo fosse, smetterebbe di proteggere il Paese per iniziare a difendere le proprie decisioni». Il Prefetto Tagliente ha voluto sottolineare con forza come il vero valore di un’istituzione risieda proprio nella capacità di saper cambiare rotta quando lo scenario lo richiede, senza il timore di apparire incoerente: «Un’istituzione al servizio del Paese non ha timore di modificare le proprie valutazioni quando lo scenario cambia. È il suo dovere. Arroccarsi su una decisione presa con un quadro diverso, solo per non “smentirsi”, è l’errore più grave che si possa fare. Perché l’obiettivo non è difendere una scelta, ma garantire sicurezza e vivibilità in tempo reale» ha sottolineato. Il caso Roma 2026: la gestione dinamica del derby e del tennis Il fulcro dell’analisi prefettizia si è concentrato sulle delicate dinamiche che hanno preceduto la giornata di domenica 18 maggio 2026. In un primo momento, il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica aveva disposto lo spostamento del derby calcistico a lunedì 19 maggio alle 20:45. Una scelta prudenziale, condivisa da Ministero, Comune e Regione, nata per evitare che i flussi della partita si sovrapponessero a quelli della finale di tennis al Foro Italico. Tuttavia, nelle 48 ore successive, il quadro operativo è mutato. Le analisi approfondite sul piano tecnico-operativo hanno evidenziato che lo slittamento a lunedì sera avrebbe paradossalmente introdotto criticità ben peggiori nella gestione delle tifoserie. Da qui, la scelta di riportare la partita a domenica alle ore 12:00. Un approccio dinamico pienamente condiviso anche dal prefetto Lamberto Giannini, che ha spiegato come la sicurezza non possa essere governata attraverso automatismi rigidi, poiché mantenere decisioni assunte in un quadro passato, quando mutano i presupposti, rappresenterebbe un grave errore. Il Prefetto Tagliente ha chiarito che a Roma la tenuta dell’ordine pubblico non è mai stata realmente in discussione: la vera sfida era coniugare la sicurezza con la quotidianità dei cittadini non interessati agli eventi sportivi. «L’ordine pubblico, quando è ben gestito, non si misura solo con l’assenza di incidenti. Si misura con la capacità di far funzionare la città mentre gli eventi si svolgono. È su questo crinale che si decide se una scelta è prudente o soltanto difensiva». Il modello sul campo: l’ecosistema Foro Italico Sul piano strettamente operativo, la giornata di domenica ha confermato la bontà di una pianificazione che ha trattato la concomitanza degli eventi non come due problemi separati, ma come un unico ecosistema integrato. Il Prefetto ha messo in luce l’efficacia di alcune misure specifiche adottate sul campo come la mobilità flessibile, la chiusura del traffico nel quadrante del Foro Italico, inizialmente ipotizzata per un arco temporale molto ampio, che è stata rimodulata in tempo reale in base ai flussi effettivi, riducendo il blocco a circa un’ora prima dell’inizio degli eventi e a quaranta minuti dopo il loro termine, il piano di accoglienza e incanalamento differenziato per quattro macro-aree distinte: area Lazio, area Roma, area tennis e area promiscua e, soprattutto, Il coordinamento informativo centralizzato che ha fatto capo al Centro per la gestione della sicurezza dei grandi eventi della Questura, presieduto dal Capo di Gabinetto Giampaolo Monastra, permettendo di monitorare in tempo reale dati delle Forze di polizia, stewarding e flussi di trasporto. La tradizione italiana: i precedenti illustri di Roma 2005 e Torino 2006 Il Prefetto Tagliente ha ricordato che questo approccio flessibile e coraggioso, fondato sul principio di “governare la complessità anziché evitarla”, affonda le radici nella storia d’eccellenza della pubblica sicurezza in Italia, richiamando due storici precedenti: La Capitale si trovò a gestire simultaneamente la Messa di inizio pontificato di Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro, che richiamò centinaia di migliaia di pellegrini e delegazioni di Stato da tutto il mondo, e l’incontro di calcio ad alto rischio Lazio-Juventus allo Stadio Olimpico. Le autorità scelsero di non rinviare il campionato: l’obiettivo, centrato con successo e senza incidenti, fu dimostrare che il sistema italiano poteva reggere un simile impatto globale senza paralizzare la vita ordinaria della città. Nel medesimo giorno, il capoluogo piemontese ospitò la Cerimonia di chiusura dei XX Giochi Olimpici Invernali allo Stadio Olimpico e, contemporaneamente, la partita di campionato del Torino allo Stadio delle Alpi. Anche in quella circostanza i flussi imponenti vennero governati e incanalati senza compromettere la sicurezza della vetrina olimpica. La continuità istituzionale: il metodo Massucci Questa visione della sicurezza come sistema dinamico e adattivo trova oggi continuità nella figura del Questore di Roma, Roberto Massucci, che ha guidato sul piano tecnico-operativo il dispositivo di sicurezza per il derby e il tennis. Massucci d’altronde vanta un’esperienza diretta maturata proprio nella gestione dei grandi eventi storici del Paese, avendo operato con ruoli di responsabilità nel Giubileo del 2000, nelle grandi esequie e celebrazioni papali del 2005 a Roma e nelle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Il Prefetto Tagliente ha concluso il suo debriefing ribadendo il valore profondo di un modello che non teme il cambiamento in corsa, ma lo eleva a metodo di buon governo: «La decisione di riportare il derby a domenica alle 12:00 non ha rappresentato una smentita, ma l’applicazione concreta di questo metodo: valutare, modificare e decidere in base all’evoluzione reale dello scenario operativo. Perché un’istituzione che serve il Paese non ha paura di correggersi. Se non lo facesse, smetterebbe di essere al servizio del Paese e finirebbe per essere al servizio della propria immagine». ©️ RIPRODUZIONE RISERVATA
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Derby e Internazionali, il prefetto Tagliente: «La sicurezza non è un dogma, lo Stato deve adattarsi»
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