La lettura di #Gliultimicampioni di #LuigiGarlando mi ha riportato indietro di vent’anni, a quei giorni vissuti accanto alla Nazionale italiana durante il Mondiale di Germania 2006, dove ebbi l’onore e la responsabilità di coordinare la sicurezza degli azzurri.
Il pregio del libro è quello di non limitarsi al racconto delle partite o dei protagonisti più celebrati, ma di restituire il clima umano, psicologico e istituzionale che accompagnò quella straordinaria impresa sportiva. L’Italia arrivò in Germania in uno dei momenti più difficili della storia recente del nostro calcio. Le vicende di Calciopoli avevano generato tensioni, sfiducia e una pressione mediatica enorme. Eppure, proprio in quel contesto, nacque uno spirito di gruppo raro e irripetibile.
Da osservatore privilegiato, posso testimoniare che quella Nazionale non fu soltanto una squadra di grandi campioni, ma una comunità compatta, composta da uomini consapevoli di rappresentare il Paese in un momento delicato. Dietro le immagini della Coppa del Mondo alzata a Berlino vi era un lavoro silenzioso, quotidiano, fatto di disciplina, equilibrio, riservatezza e senso delle istituzioni.
Anche il tema della sicurezza, spesso rimasto sullo sfondo nei racconti sportivi, ebbe un ruolo importante. Garantire serenità alla squadra, tutelarne la privacy, coordinare gli spostamenti e mantenere il necessario equilibrio tra apertura verso i tifosi e protezione della delegazione richiese un impegno costante, svolto in stretta collaborazione con le autorità italiane e tedesche.
Ricordo ancora il clima che si respirava nel ritiro azzurro: concentrazione, sobrietà e una straordinaria capacità di restare uniti davanti alle difficoltà. Fu quella compattezza, prima ancora del talento tecnico, a consentire all’Italia di arrivare fino a Berlino.
Nel libro di Garlando rivivono episodi entrati nella memoria collettiva — il rigore di Grosso, la leadership di Cannavaro, la finale contro la Francia — ma il suo merito maggiore è forse quello di aver raccontato anche ciò che non si vedeva: il senso di appartenenza, la forza del gruppo e la dignità con cui quella Nazionale seppe portare sulle spalle il nome dell’Italia.
A distanza di anni, continuo a considerare quell’esperienza non soltanto una straordinaria pagina sportiva, ma anche una lezione civile e umana. Forse è proprio questo il significato più profondo del titolo Gli ultimi campioni: gli ultimi protagonisti di un calcio capace di essere insieme talento, spirito di sacrificio e autentico sentimento nazionale.
Prefetto Francesco Tagliente
Presidente della Fondazione Insigniti OMRI
Responsabile della Sicurezza della Nazionale azzurra dal 2001 al 2006

