Un contributo della Fondazione Insigniti OMRI per riflettere sul significato dei XX Giochi del Mediterraneo, non soltanto come grande evento sportivo, ma come occasione di partecipazione, responsabilità istituzionale e crescita del territorio. A proporre questa riflessione è Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato Consultivo della Fondazione per la Comunicazione istituzionale, che guarda a Taranto 2026 oltre il risultato delle competizioni: alla capacità dei Giochi di lasciare un’eredità concreta alla comunità, di rafforzare il rapporto tra cittadini e istituzioni e di trasformare un grande appuntamento internazionale in un’opportunità duratura per il territorio.
Un esempio significativo di questa partecipazione dal basso arriva da Crispiano, dove 200 Uncinettine hanno scelto di accogliere i Giochi attraverso un’opera collettiva realizzata con il lavoro paziente e creativo dell’uncinetto. Un’iniziativa che dimostra come un grande evento sportivo possa coinvolgere una comunità anche al di fuori dei campi di gara, trasformando creatività, manualità e partecipazione in un segno concreto di appartenenza al territorio.
Il 21 agosto, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni parteciperanno alla cerimonia inaugurale dei XX Giochi del Mediterraneo, allo Stadio Erasmo Iacovone, Taranto non ospiterà soltanto una grande manifestazione sportiva. Aprirà un nuovo capitolo nel quale sport, istituzioni, investimenti pubblici, rigenerazione urbana e responsabilità sociale saranno chiamati a confrontarsi.
Dal 21 agosto al 3 settembre 2026, la Puglia sarà al centro dello sport mediterraneo e Taranto ne rappresenterà il cuore. L’Italia torna a ospitare i Giochi dopo Napoli 1963, Bari 1997 e Pescara 2009: sarà la quarta edizione organizzata nel nostro Paese.
Per Taranto, però, il significato dell’evento va oltre il calendario delle competizioni. È una città che conosce il peso delle promesse pubbliche. Qui la parola sviluppo non può essere pronunciata senza confrontarsi con ambiente, salute, lavoro, industria e qualità della vita.
Per questo i Giochi rappresentano molto più di due settimane di gare. Sono anche una prova della capacità delle istituzioni di trasformare un grande evento in valore pubblico permanente.
Questa è la prima questione che va oltre lo sport. Un grande evento non si misura soltanto attraverso medaglie, record e spettatori. Si valuta anche attraverso la sua eredità: ciò che resta alla comunità quando gli atleti tornano a casa e gli impianti si svuotano.
Nel caso di Taranto, la domanda è particolarmente importante anche per la dimensione delle risorse pubbliche impegnate. Il Governo ha stanziato complessivamente 300 milioni di euro: 275 milioni destinati alla realizzazione e alla riqualificazione delle infrastrutture sportive e 25 milioni all’organizzazione dei Giochi.
Una cifra che rende ancora più concreta la domanda sul futuro: quale valore produrranno questi investimenti per Taranto e per il territorio pugliese una volta terminata la manifestazione?
Lo sport come spazio comune L’idea di riunire nello sport i popoli del Mediterraneo nacque nel secondo dopoguerra grazie all’egiziano Mohammed Taher Pacha, vicepresidente del CIO, con il contributo del greco Ioannis Ketseas.
La prima edizione si svolse ad Alessandria d’Egitto nel 1951, con 734 atleti in rappresentanza di dieci Paesi. Settantacinque anni dopo, Taranto si prepara ad accogliere una manifestazione cresciuta enormemente: sono attesi 3.854 atleti in rappresentanza di 26 Comitati Olimpici, ai quali si aggiungeranno quattro atleti di Athletica Vaticana.
La bandiera dei Giochi, con i tre cerchi intrecciati, richiama simbolicamente le tre sponde continentali del Mediterraneo: Europa, Asia e Africa, unite dallo stesso mare. Oggi quell’immagine assume una forza che supera il significato strettamente sportivo.
In un Mediterraneo segnato da guerre, tensioni e divisioni, migliaia di atleti provenienti da realtà politiche, culturali e religiose differenti condivideranno campi di gara, regole e momenti di confronto.
È uno dei grandi paradossi positivi dello sport: mentre la politica può dividere, la competizione sportiva impone a tutti un medesimo sistema di regole, con giudici, diritti, doveri e garanzie comuni.
L’ordinamento sportivo, allora, non è soltanto un insieme di norme che disciplinano federazioni e competizioni. Può diventare un linguaggio comune, capace di creare uno spazio di incontro tra persone e comunità appartenenti a realtà differenti.
L’Italia Team Il Team Italia arriverà in Puglia con 498 atleti: 259 uomini e 239 donne. La delegazione italiana sarà guidata dal capo missione Alessio Palombi, mentre il Tricolore nella cerimonia inaugurale sarà affidato a Irma Testa e Filippo Tortu.
La squadra comprende atleti di assoluto livello internazionale, tra cui Gianmarco Tamberi e Filippo Tortu, insieme a numerosi protagonisti dello sport olimpico italiano.
Ma il valore della presenza azzurra non si misura soltanto attraverso i nomi più conosciuti. Una delle eredità meno quantificabili, ma forse più importanti, di un grande evento consiste nel permettere ai giovani di vedere da vicino lo sport di alto livello e di trasformare uno spettacolo in una possibilità, una passione, magari una vocazione.
Per un ragazzo, assistere a una gara, incontrare un atleta, vedere da vicino il lavoro necessario per raggiungere un risultato può rappresentare un’esperienza capace di lasciare un segno molto più duraturo di quello prodotto da una medaglia.
I Giochi devono essere di Taranto
La presenza delle più alte cariche istituzionali attribuisce alla cerimonia inaugurale un evidente rilievo nazionale. Il Presidente della Repubblica e la Presidente del Consiglio saranno allo Iacovone il 21 agosto, quando prenderà formalmente il via la XX edizione dei Giochi.
Ma il vero obiettivo dovrebbe essere fare in modo che non siano semplicemente i Giochi ospitati da Taranto. Devono essere, prima di tutto, i Giochi di Taranto.
Lo spettacolo inaugurale è stato concepito come un racconto della città, della sua identità mediterranea e della sua storia. È un’occasione per presentare Taranto non soltanto attraverso le sue difficoltà, ma anche attraverso le sue energie, la sua cultura, la sua posizione geografica e il suo rapporto storico con il Mediterraneo.
La copertura mediatica offrirà inoltre alla città e alla Puglia una vetrina difficilmente replicabile attraverso una normale campagna di promozione territoriale.
Ma la vera sfida comincerà quando quella vetrina si spegnerà. La partita del dopo
Gli investimenti realizzati per impianti e infrastrutture dovranno essere valutati non soltanto in funzione delle competizioni, ma soprattutto rispetto alla loro futura utilità sociale.
Un impianto pubblico produce valore quando continua a essere frequentato dopo l’evento, quando può ospitare associazioni e società sportive, quando diventa accessibile a giovani, scuole e persone con disabilità e quando riesce a trasformarsi da infrastruttura costruita per un evento in patrimonio permanente della comunità.
Per questo la rendicontazione di Taranto 2026 non potrà concludersi il 3 settembre.
Il bilancio dei Giochi dovrà comprendere anche ciò che accadrà dopo: la gestione degli impianti, la loro accessibilità, la capacità di generare attività sportive e sociali, l’impatto sulla mobilità e sul territorio e la sostenibilità economica delle strutture.
È qui che la responsabilità istituzionale incontra concretamente lo sport. Taranto e la sua questione industriale
C’è poi una realtà che sarebbe sbagliato nascondere dietro le luci della cerimonia.
I Giochi arrivano mentre Taranto continua a confrontarsi con la propria complessa questione industriale e ambientale.
Il dibattito sull’ex Ilva accompagna inevitabilmente l’evento e dimostra quanto sia difficile separare una manifestazione internazionale dalla storia e dai problemi della città che la ospita.
Lo sport non deve diventare uno strumento per rimuovere le questioni di un territorio.
Può contribuire, invece, a immaginarne la trasformazione. Gli investimenti pubblici collegati ai Giochi assumono quindi una responsabilità ulteriore: ogni risorsa dovrà essere giudicata anche in relazione alla capacità di produrre effetti durevoli sulla città.
Mobilità, accessibilità, sicurezza, sostenibilità degli impianti, trasparenza amministrativa e gestione futura del patrimonio sportivo appartengono alla medesima sfida.
“Embrace the Future” Il motto scelto per Taranto 2026 è “Embrace the Future”, abbracciare il futuro. Poche città italiane potrebbero attribuire a queste parole un significato altrettanto impegnativo.
Il successo sportivo sarà importante, così come quello organizzativo. Ma il risultato definitivo potrà essere valutato soltanto quando gli atleti saranno partiti, le competizioni concluse e le telecamere spente.
A restare sarà Taranto. Resteranno gli impianti, le infrastrutture, le esperienze vissute dai giovani, la visibilità internazionale conquistata dalla città e, soprattutto, la capacità delle istituzioni di trasformare questa occasione in un patrimonio duraturo.
E allora la domanda sarà inevitabile: i Giochi avranno cambiato Taranto oppure saranno semplicemente passati da Taranto?
La vera partita comincerà il 4 settembre, quando si spegneranno i riflettori.
E sarà quella dell’eredità lasciata alla città.
La foto del logo dei Giochi del Mediterraneo, realizzato a Crispiano dalle Uncinettine: 2.000 rose di lana, create utilizzando 270 gomitoli, per un’opera collettiva che racconta creatività, partecipazione e comunità.

