Il 9 maggio rappresenta una delle date più dense di significato nella storia civile e istituzionale europea e italiana. In questa giornata si intrecciano, in modo particolarmente significativo, memoria, democrazia, libertà e futuro.

Si celebrano infatti la Festa dell’Europa, anniversario della Dichiarazione Schuman, e il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale e delle stragi di tale matrice, istituito in ricordo del sacrificio di Aldo Moro e di tutte le vittime del terrorismo e delle stragi che hanno colpito il nostro Paese e l’Europa.
Due ricorrenze distinte, ma profondamente unite da un comune fondamento: la tutela e la difesa della democrazia, delle istituzioni repubblicane e della convivenza civile.

Nel solco di tali valori, la Fondazione Insigniti OMRI ha inteso negli anni tradurre tale memoria in impegno concreto. In occasione della Giornata dell’Europa, lo scorso anno la Fondazione ha realizzato una missione istituzionale a Bruxelles, ispirata al pensiero di Giuseppe Mazzini e alla visione di un’Europa fondata sulla cittadinanza attiva, sulla pace e sulla responsabilità democratica. Guidata dal Presidente della Fondazione, Prefetto Francesco Tagliente, la delegazione composta da insigniti provenienti da numerose province italiane ha svolto incontri presso il Parlamento Europeo, il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, la NATO e l’Ambasciata d’Italia in Belgio. In tale contesto, ha assunto particolare rilievo il messaggio della Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, che ha richiamato il valore del contributo dei cittadini alla costruzione del progetto europeo. L’iniziativa ha riaffermato il convinto sostegno della Fondazione al processo di integrazione europea quale spazio politico e culturale fondato sulla dignità della persona, sulla libertà, sulla solidarietà e sulla pace.

L’Europa è nata dalle macerie della guerra, dalla consapevolezza che i nazionalismi esasperati e i conflitti avevano condotto il continente alla distruzione materiale e morale. La Dichiarazione Schuman ha rappresentato una scelta di portata storica e rivoluzionaria: costruire la pace attraverso la cooperazione, trasformando interessi strategici comuni in strumenti di stabilità e dialogo tra popoli un tempo contrapposti.

A oltre settant’anni da quella intuizione, il continente europeo si confronta nuovamente con sfide di grande complessità: guerre ai confini, instabilità geopolitica, terrorismo internazionale, tensioni economiche e sociali, nonché profonde trasformazioni tecnologiche e culturali. Tali fattori impongono una rinnovata riflessione sul futuro dell’integrazione europea e sulla sua capacità di rappresentare un presidio di pace e di equilibrio internazionale.

Nel suo messaggio per la Festa dell’Europa, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato con particolare forza il valore dell’unità europea, sottolineando come nessuno Stato, isolatamente, possa oggi affrontare efficacemente le grandi sfide globali. La sovranità, nel tempo presente, trova infatti nell’azione comune europea non una limitazione, bensì una più piena ed efficace espressione.

Tale riflessione assume una valenza ancora più significativa se collocata nel contesto della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, che il 9 maggio richiama alla coscienza collettiva il sacrificio di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine, servitori dello Stato, giornalisti e cittadini innocenti, colpiti dalla violenza eversiva e terroristica in Italia e nel mondo.

La cerimonia svoltasi al Senato della Repubblica alla presenza del Presidente Mattarella ha restituito centralità alla testimonianza dei familiari delle vittime, che continuano a chiedere verità, giustizia e memoria condivisa. Nel loro insieme, tali testimonianze rappresentano una componente essenziale della coscienza democratica del Paese.

Tra i ricordi emersi, particolare rilievo hanno assunto le vittime della banda della Uno Bianca, i magistrati e i carabinieri caduti negli anni del terrorismo interno, nonché i cittadini italiani uccisi nell’attentato di Dacca del 2016, espressione del terrorismo internazionale. Vicende diverse, accomunate tuttavia dalla medesima matrice: l’attacco ai valori fondamentali della convivenza democratica.

La memoria non può essere intesa come esercizio formale o rituale. Essa costituisce, al contrario, un presidio etico e civile indispensabile. Ricordare significa comprendere la fragilità della libertà e della democrazia quando esse vengono minacciate da odio, radicalismo e violenza.

In tale prospettiva, la Giornata dell’Europa e il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo si rivelano profondamente interconnessi. Entrambi richiamano il dovere della responsabilità istituzionale e civile, entrambi ribadiscono che la pace e la libertà non sono acquisizioni definitive, ma beni da custodire e rafforzare quotidianamente.

L’Europa, in questa visione, non è soltanto un’unione economica o amministrativa, ma una comunità di valori fondata sulla dignità della persona, sullo Stato di diritto, sulla solidarietà e sulla pace. Analogamente, la memoria delle vittime del terrorismo costituisce un patrimonio morale irrinunciabile, che interpella il presente e orienta il futuro.

Per tali ragioni, il 9 maggio non si configura come una semplice ricorrenza celebrativa, ma come una giornata di alto valore civile e istituzionale, chiamata a rinnovare la consapevolezza del significato profondo della democrazia e della responsabilità che essa comporta per le istituzioni e per i cittadini.