(AGI) – Roma, 15 ott. – Il disegno di legge costituzionale, presentato al Senato con l’Atto n. 1901 su iniziativa della senatrice Susanna Donatella Campione e sottoscritto da esponenti della quasi totalità dei gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, propone di riconoscere il Canto degli Italiani nell’articolo 12 della Costituzione.
Nel corso del successivo esame in Commissione Affari costituzionali è stato presentato l’emendamento 1.1, che propone una formulazione essenziale del nuovo comma: «L’inno nazionale della Repubblica è il “Canto degli Italiani”».
«La proposta – dice il Prefetto Francesco Tagliente, Presidente della Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana – si armonizza con la necessaria sobrietà del testo costituzionale e supera, soprattutto, il divario fra il testo poetico di Goffredo Mameli e lo spartito di Michele Novaro, tra loro non coincidenti».
È una scelta che merita di essere considerata nel suo significato più profondo.
«Il fatto che la Costituzione possa limitarsi a riconoscere “Il Canto degli Italiani” senza citarne gli autori – aggiunge Tagliente – non ne sminuisce il contributo storico, che resta parte indelebile della memoria nazionale. Al contrario, richiama la forza con cui questo canto si è radicato nella memoria e nel cuore del popolo italiano, fino a essere sentito come proprio, espressione delle radici e dell’identità di un’intera Nazione fin dal suo esordio alla vigilia del nostro Risorgimento, di cui fu la colonna sonora».
«È un’intuizione che richiama le parole che Giuseppe Mazzini scrisse a Goffredo Mameli quando gli chiese di comporre il testo di “Suona la tromba”, poi musicato da Giuseppe Verdi nel 1848: “[…] e mandami un inno di cui il popolo si scordi il maestro e il poeta”», dichiara ancora il Prefetto Tagliente.
«Un pensiero che esprime con particolare efficacia l’idea di un canto capace di superare i nomi dei suoi autori per diventare patrimonio collettivo».
«Per la Fondazione Insigniti OMRI – conclude il Presidente Tagliente – l’obiettivo resta quello di dare piena dignità costituzionale a un simbolo che unisce gli italiani, al di là delle appartenenze politiche. L’auspicio è che il confronto parlamentare possa condurre a una formulazione condivisa, capace di valorizzare il significato nazionale del “Canto degli Italiani” e di trasmetterne il valore alle nuove generazioni».
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Pubblico volentieri un documento storico che mi ha segnalato Michele D’Andrea: lo spartito autografo di Michele Novaro, risalente al 1847 e conservato presso l’Istituto Mazziniano di Genova.
È la prima stesura musicale di quello che sarebbe diventato l’Inno nazionale italiano.
Cent’anni prima della mia nascita, Michele Novaro scriveva già di suo pugno quelle parole destinate a entrare nella storia: «Il Canto degli Italiani».

AGI   Prefetto Tagliente, “Canto degli Italiani sia in Costituzione”