Negli ultimi tempi stanno arrivando anche a me e ad altri membri della Fondazione proposte di titoli onorifici, lauree honoris causa, titoli accademici, benemerenze e altre forme di riconoscimento, spesso provenienti da associazioni e soggetti non istituzionali.
Il fenomeno non riguarda naturalmente un singolo caso. Sono numerose le realtà che propongono, con denominazioni e modalità diverse, riconoscimenti destinati a persone che hanno già raggiunto una posizione di prestigio nel mondo delle istituzioni, delle professioni, della cultura o della società civile.
Proprio per questo è necessaria una riflessione. Un titolo onorifico non è mai soltanto un riconoscimento personale. È anche un legame con chi lo conferisce.
Quando si accetta un titolo, infatti, la propria immagine finisce inevitabilmente per essere associata a quella dell’ente che lo attribuisce. Agli occhi degli altri si diventa, almeno in parte, espressione e testimonianza della sua credibilità, dei suoi valori e delle sue attività.
E questo vale non soltanto nel momento in cui il riconoscimento viene conferito, ma anche per ciò che quell’ente farà successivamente.
Per questo è importante informarsi prima di accettare: chi è il soggetto che conferisce il titolo? Qual è la sua storia? Qual è la sua effettiva autorevolezza? Quali attività svolge? E quale valore reale ha il riconoscimento che propone?
Una particolare attenzione va riservata alle denominazioni che richiamano il mondo accademico o istituzionale. Una laurea honoris causa, un titolo accademico o una benemerenza non acquistano valore semplicemente per il nome con cui vengono presentati: occorre sempre verificare chi li conferisce e in quale contesto.
C’è infine un aspetto che merita di essere considerato con particolare attenzione.
Quanto meno autorevole è un ente, tanto più può avere interesse ad associare il proprio nome a quello di persone autorevoli.
Il riconoscimento, in questi casi, rischia di produrre un effetto paradossale: non è tanto il titolo ad accrescere il prestigio di chi lo riceve, quanto il prestigio di chi lo riceve ad accrescere la credibilità di chi lo conferisce.
La domanda, allora, non dovrebbe essere soltanto: «Che cosa aggiunge questo titolo alla mia persona?»Ma anche: «Che cosa aggiunge la mia persona all’ente che me lo conferisce?»
È una domanda semplice, ma può aiutare a compiere una scelta consapevole. Perché l’autorevolezza non deriva dal numero dei titoli ricevuti, ma dalla credibilità di chi li conferisce e dal significato che essi realmente rappresentano.
Prima di accettare un titolo, dunque, viene la responsabilità di valutarne il valore e, soprattutto, quello di chi lo conferisce.

Quando la parola “riconoscimento” può trarre in inganno e diventare un rischio per chi lo riceve.