In questo spazio dedicato all’arte e alla diplomazia culturale, l’evento ha assunto fin da subito il carattere di un racconto condiviso, trasformandosi da semplice inaugurazione in memoria viva e dialogo serrato.
La mostra fotografica non è stata soltanto un’esposizione di immagini: è diventata una lente attraverso cui osservare l’Italia e il suo rapporto con il mondo, con i suoi protagonisti, con la sua identità più riconoscibile e, insieme, più contraddittoria.
Ad aprire la serata è stata la Presidente del Circolo degli Esteri, l’Ambasciatore Maria Assunta Accili, Grande Ufficiale OMRI che ha sottolineato il valore dell’iniziativa come omaggio non solo a un fotografo, ma a una stagione culturale che ha reso Roma capitale simbolica del mondo e il Circolo degli Esteri luogo di incontro privilegiato della diplomazia culturale internazionale.
Accanto a lei, nel ruolo di promotore del dialogo culturale, il professor Giuseppe Manica, Grande Ufficiale e consigliere culturale del Circolo degli Esteri, che ha contribuito a inquadrare l’evento nella più ampia missione del Circolo: valorizzare la cultura italiana come strumento di dialogo e di diplomazia.
La serata ha poi proseguito nel dialogo con l’autore, che ha progressivamente reso protagonisti tutti i presenti, trasformando l’ascolto in partecipazione. Il
Prefetto Francesco Tagliente, nel ruolo di interlocutore, ha infatti impostato il confronto con Rino Barillari non come una semplice rievocazione nostalgica della “Dolce Vita”, ma come un’indagine viva sull’Italia osservata attraverso lo sguardo di chi l’ha attraversata per oltre sessant’anni con una macchina fotografica sempre pronta.
Ne è emersa subito una chiave di lettura più profonda, quasi investigativa, che ha spostato il racconto dal piano della memoria individuale a quello della memoria collettiva, facendo affiorare volti, episodi e atmosfere capaci di parlare ancora al presente. In questo passaggio, il dialogo ha assunto un ritmo crescente, trasformando la sala in uno spazio di ascolto attivo, dove ogni intervento e ogni ricordo sembravano aprire nuovi livelli di racconto e coinvolgere progressivamente l’intera platea.
Da quel momento, la serata ha accelerato il proprio ritmo, trasformando il dialogo in un confronto sempre più partecipato e condiviso.
Tra i protagonisti dell’incontro anche l’ambasciatore Riccardo Sessa, che ha arricchito il confronto intervenendo con riferimenti a esperienze condivise e a momenti di incontro con Rino Barillari nel corso degli anni, offrendo al pubblico uno sguardo insieme personale e istituzionale, capace di collegare memoria fotografica e memoria diplomatica.
Barillari, sollecitato da questo clima, non ha risposto con una memoria ordinata, ma con una sequenza di frammenti, volti, episodi, incontri.
Ogni risposta sembrava aprire una porta successiva, ogni aneddoto rilanciava il successivo con una naturalezza narrativa che ha progressivamente coinvolto non solo gli interlocutori, ma l’intero pubblico, ormai parte attiva del racconto.
Si è parlato di artisti e attori, di politici e imprenditori, ma anche di uomini delle istituzioni e capi di Stato incontrati in contesti ufficiali o informali. Il racconto ha assunto presto una dimensione più ampia: non più soltanto la Roma degli anni iconici, ma un’Italia osservata nel suo rapporto con il potere, con la notorietà e con la rappresentazione pubblica.
Il dialogo ha toccato anche un tema meno ovvio ma centrale: la distanza, talvolta sorprendente, tra visibilità e autorevolezza. Barillari, con il suo archivio umano prima ancora che fotografico, ha restituito l’immagine di un Paese attraversato da figure luminose e da altre più opache, da incontri memorabili e da episodi che raccontano molto più di quanto l’immagine lasci intravedere.
Con il procedere della conversazione, il pubblico non è rimasto spettatore. Ha seguito, reagito, riconosciuto volti e storie, fino a diventare parte del racconto stesso. Il clima si è fatto progressivamente più partecipe, quasi corale, come se ogni fotografia evocata riattivasse una memoria collettiva.
Il momento più intenso è arrivato quando il dialogo ha toccato il rapporto tra Barillari e le figure istituzionali internazionali, tra capi di Stato, regnanti e personalità politiche incontrate nel corso della sua lunga carriera.
A suggellare la serata è stato il richiamo al valore della rete culturale e istituzionale rappresentata dagli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana presenti in sala, a partire dal Cavaliere di Gran Croce Riccardo Sessa, fino ai Grandi Ufficiali Maria Assunta Accili e Giuseppe Manica, insieme a numerosi altri rappresentanti dell’onorificenza.
In questo contesto, il Prefetto Francesco Tagliente, nella sua veste di Presidente della Fondazione Insigniti OMRI, ha richiamato il senso più profondo dell’incontro: la cultura come spazio di riconoscimento e di responsabilità civile condivisa.
Un ruolo che ha visto anche Rino Barillari, cofondatore della Fondazione, inserirsi idealmente in questo percorso di memoria attiva, dove la fotografia, la diplomazia e le istituzioni si sono intrecciate in un’unica narrazione collettiva.

