L’Agenzia AGI ha raccolto una riflessione del Presidente della Fondazione Insigniti OMRI, Prefetto Francesco Tagliente, sul modello italiano della sicurezza pubblica e sull’attualità dell’assetto delineato dalla legge n. 121 del 1981, alla luce della gestione di eventi di particolare complessità.

Sicurezza: Tagliente, concerto Tor Vergata dimostra efficienza
(AGI) – Roma, 7 lug. – “Il concerto di Tor Vergata rappresenta una delle più significative dimostrazioni dell’efficienza raggiunta dal sistema italiano della sicurezza pubblica. È proprio questa conferma di efficienza che rende necessaria una riflessione sulla dialettica sviluppatasi in questi giorni intorno alla figura del Questore e, più in generale, all’assetto delineato dalla legge n. 121 del 1981”. Così il Prefetto Francesco Tagliente, già Direttore dell’Ufficio Ordine Pubblico del Ministero dell’Interno, Questore di Firenze e di Roma, Prefetto di Pisa e Presidente della Fondazione Insigniti OMRI.

“Il concerto di Ultimo, che ha richiamato a Tor Vergata oltre 250 mila persone provenienti da ogni parte d’Italia, non è stato soltanto un evento destinato a entrare nella storia della musica italiana. È stato soprattutto una straordinaria dimostrazione della capacità organizzativa raggiunta dalle istituzioni italiane nella gestione della sicurezza di eventi di eccezionale complessità”, spiega il super poliziotto.

“Quando centinaia di migliaia di persone partecipano a un evento, rientrano serenamente nelle proprie case e il giorno successivo la notizia è il successo della manifestazione e non problemi di ordine pubblico, significa che il sistema ha funzionato. È proprio in questi casi che emerge il valore della prevenzione, della pianificazione, del coordinamento e della direzione unitaria.”

Secondo Tagliente, è proprio questa esperienza concreta che dovrebbe costituire il punto di partenza del confronto aperto in questi giorni.

“Ogni dibattito sull’organizzazione dello Stato è utile e merita rispetto quando nasce dall’obiettivo di migliorare le istituzioni. Ritengo però che esso debba svilupparsi sul piano istituzionale e non su quello delle appartenenze o delle contrapposizioni tra amministrazioni. Il rischio, altrimenti, è che il confronto assuma una dimensione prevalentemente corporativa, mentre la domanda fondamentale dovrebbe essere un’altra”, aggiunge Tagliente.

“Quali criticità ha realmente evidenziato, in oltre quarant’anni di applicazione, il modello delineato dalla legge n. 121 del 1981? Se l’esperienza concreta avesse dimostrato limiti strutturali dell’attuale assetto, sarebbe doveroso interrogarsi su possibili correttivi. Ma se, al contrario, il sistema ha mostrato equilibrio, capacità di adattamento, affidabilità ed efficienza anche nella gestione degli scenari più complessi, ogni eventuale revisione dovrebbe poggiare su motivazioni particolarmente solide”, spiega.

La forza di questo modello risiede nella sua architettura unitaria. La legge n. 121 del 1981 pone al centro il Ministro dell’Interno quale Autorità nazionale di pubblica sicurezza e il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, al quale è affidata la direzione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e il coordinamento tecnico-operativo dell’intero sistema. È a questo livello che vengono definiti gli indirizzi strategici, assicurata l’uniformità operativa e garantito il coordinamento complessivo delle Forze di polizia, consentendo ai Questori di operare sul territorio all’interno di un quadro nazionale coerente, omogeneo e costantemente aggiornato, prosegue nel ragionamento.

“In tutti questi casi il risultato è l’espressione di un sistema integrato nel quale la direzione strategica assicurata dal Ministro dell’Interno e dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, l’azione dei Prefetti quali Autorità provinciali di pubblica sicurezza, il coordinamento tecnico esercitato dai Questori e la collaborazione tra tutte le Forze e Corpi di Polizia di polizia si fondono in un’unica capacità di governo della sicurezza. È proprio questa integrazione tra livello nazionale e livello territoriale a rappresentare uno dei maggiori punti di forza del modello italiano”, afferma.

L’ex Direttore dell’Ufficio Ordine Pubblico ricorda come la figura del Questore rappresenti uno dei cardini dell’intero sistema della sicurezza pubblica italiana.

“Il Questore non è soltanto il titolare di una funzione prevista dalla legge. È il punto di arrivo di un lungo percorso professionale costruito attraverso decenni di esperienza nella gestione dell’ordine pubblico, nella direzione dei servizi operativi, nel coordinamento interforze, nella pianificazione dei grandi eventi, nella gestione delle emergenze e nei rapporti con le istituzioni del territorio”, afferma.

“Quella esperienza non costituisce un semplice requisito curriculare. È il presupposto indispensabile per assumere decisioni che ogni giorno richiedono di contemperare la tutela della sicurezza con le libertà costituzionali di riunione e di manifestazione del pensiero. È un equilibrio delicatissimo, che non si improvvisa e che si costruisce attraverso migliaia di decisioni operative, il dialogo con i territori, l’ascolto degli organizzatori e la costante ricerca di soluzioni proporzionate”, aggiunge.

Per Tagliente è proprio questa la specificità del modello italiano.

“Nel nostro Paese l’ordine pubblico non si fonda sulla mera applicazione della forza. Si fonda soprattutto sulla prevenzione, sulla pianificazione, sul coordinamento e sulla capacità di adattare continuamente i dispositivi di sicurezza all’evoluzione dello scenario. È una cultura professionale costruita nel tempo, che ha consentito all’Italia di affrontare eventi di straordinaria complessità senza rinunciare alla tutela delle libertà fondamentali”, dice.

L’ex Questore richiama quindi alcuni dei principali eventi che hanno caratterizzato gli ultimi decenni.

“Dalla gestione contemporanea della Messa di inizio del Pontificato di Benedetto XVI e della partita Lazio-Juventus nel 2005, alla chiusura delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006, fino al recente derby Roma-Lazio disputato nella stessa giornata della finale degli Internazionali d’Italia, al Giubileo e oggi a Tor Vergata, il sistema italiano ha dimostrato di saper governare la complessità senza paralizzare le città e senza comprimere inutilmente i diritti dei cittadini”, ricorda Tagliente.

Secondo Tagliente proprio la crescente complessità degli eventi conferma la validità dell’impianto normativo vigente.

“Più aumentano le dimensioni delle manifestazioni, più crescono le esigenze di tutela delle libertà costituzionali e più il sistema costruito dalla legge n. 121 del 1981 continua a dimostrare la propria attualità. Per questo motivo, prima di discutere come modificarlo, credo sia doveroso domandarsi se esista davvero una ragione oggettiva che renda necessaria quella modifica”, prosegue.

“Le istituzioni crescono attraverso il confronto e nessun ordinamento è immutabile. Ma le riforme trovano la loro legittimazione quando rispondono a criticità dimostrate dall’esperienza. Nel caso del modello italiano della sicurezza pubblica, i fatti sembrano raccontare una storia diversa: quella di un sistema che continua a garantire, con equilibrio e autorevolezza, sicurezza, libertà, governo della complessità e continuità della vita democratica”, conclude. (@@AGI)Red/Eiz 071513 LUG 26 NNNN