Come Fondazione Insigniti OMRI, non abbiamo mai assunto, né intendiamo assumere, posizioni politiche. Allo stesso modo, non interveniamo abitualmente nel dibattito pubblico commentando le dichiarazioni o le iniziative di rappresentanti del governo.

Tuttavia, questa mattina, leggendo la rassegna stampa, ho sentito l’esigenza di condividere una riflessione personale e immediata con tutti coloro che seguono e sostengono le attività della Fondazione. L’occasione è stata la notizia relativa alla recente riforma dell’Esame di Maturità annunciata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Una riforma che incide con decisione su un ambito centrale nella nostra missione: il benessere delle future generazioni.

A questo scopo, la nostra Fondazione ha istituito il Comitato consultivo per le neuroscienze applicate al benessere delle future generazioni, affidato alla presidenza del prof. Pietro Pietrini, neuroscienziato, professore ordinario alla Scuola IMT Alti Studi Lucca, di cui è stato anche rettore.

All’interno di questa cornice, ho letto con interesse e sincero apprezzamento le linee della riforma, che non solo riportano al centro il valore della responsabilità individuale, ma riaffermano il ruolo della scuola come luogo di crescita personale, rispetto reciproco e formazione civica.

Il ritorno al termine “Maturità”, in luogo di “Esame di Stato”, non è una semplice scelta semantica, ma una precisa dichiarazione d’intenti: valutare non solo la preparazione scolastica, ma anche la consapevolezza, la maturità e la capacità critica degli studenti nel passaggio all’età adulta.

In questo contesto si inserisce la decisione di rendere obbligatorio il colloquio orale, contrastando fenomeni di protesta che avevano svilito il valore della prova. Il messaggio è chiaro: la scuola è luogo di confronto, e saper sostenere un dialogo è parte integrante del percorso formativo.

Altro elemento centrale della riforma è la valorizzazione del comportamento: legare l’ottenimento del massimo dei voti (100/100) a un 9 in condotta è un gesto forte, che intende premiare non solo l’eccellenza scolastica, ma anche l’etica, il rispetto delle regole e la cittadinanza responsabile. In un tempo segnato da episodi di bullismo e da mancanza di rispetto per l’altro, questa scelta si pone come un richiamo educativo di grande valore.

Non meno importante è il divieto generalizzato dell’uso dello smartphone in classe: una misura volta a tutelare la concentrazione, la serenità dell’ambiente scolastico e la qualità dell’apprendimento. Una scelta coerente con le evidenze neuroscientifiche che mettono in guardia sugli effetti della distrazione digitale nei contesti educativi. Un provvedimento che incoraggia anche la tolleranza della frustrazione e la capacità di posticipare la soddisfazione dei bisogni.

Va inoltre sottolineata la prontezza dell’attuazione: la riforma entrerà in vigore già da quest’anno, offrendo agli studenti e agli insegnanti il tempo necessario per affrontare con chiarezza e responsabilità le nuove regole.

In un panorama scolastico che da tempo esprime il bisogno di un cambiamento culturale, questa riforma si distingue per visione, coerenza e coraggio. Senza alcun intento politico, ma in piena coerenza con la nostra missione educativa e scientifica, riteniamo importante evidenziare come queste scelte pongano l’accento su aspetti profondamente legati alla formazione integrale della persona.

La scuola, infatti, non è soltanto un luogo dove si trasmettono nozioni, ma uno spazio di costruzione del pensiero critico, della cittadinanza, della responsabilità e del benessere duraturo dei giovani. Su questo, la Fondazione continuerà a lavorare, aperta all’ascolto e al confronto con le istituzioni, il mondo accademico e la società civile.