Nell’ambito del seminario sull’etica del servizio pubblico promosso dalla Fondazione Insigniti OMRI, il Cavaliere di Gran Croce Tommaso Miele, già Presidente aggiunto della Corte dei conti e Presidente del Collegio di Garanzia della Fondazione, ha offerto un intervento di grande rilievo, incentrato sul rapporto tra etica e giustizia e sulla responsabilità dei dirigenti e dei funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni.

Parlando nelle stesse aule in cui, oltre cinquant’anni fa, iniziò il suo percorso formativo nella allora Accademia del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, Miele ha richiamato la necessità che ogni decisione, sia giudiziaria sia amministrativa, non perda mai di vista le persone cui si riferisce. Il principio guida, ha sottolineato, è che la “funzione” non deve mai trasformarsi in “potere”: l’autorità esercitata deve essere sempre al servizio dell’interesse pubblico e della tutela dei diritti dei cittadini, evitando applicazioni fredde o meccaniche della legge.

Il suo intervento ha approfondito il significato dell’etica e della deontologia professionale, richiamando valori fondamentali come integrità, responsabilità, competenza, trasparenza e collaborazione. Principi non astratti, ma essenziali per garantire fiducia, equità e rispetto all’interno della Pubblica Amministrazione, prevenire abusi e assicurare un’applicazione equilibrata della legge.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema della “giustizia umana”, concetto centrale nella riflessione di Miele. Ogni giudizio, ha osservato, deve considerare l’impatto concreto sui cittadini e sulle famiglie coinvolte, poiché anche la sola esposizione a un procedimento può risultare gravosa se non gestita con equilibrio e consapevolezza. Il giudice, così come il dirigente pubblico, deve esercitare il proprio ruolo con umiltà, evitando alterigia e automatismi, e mantenendo sempre al centro la tutela effettiva dei diritti.

Miele ha inoltre evidenziato come il corretto rapporto tra etica e giustizia sia decisivo per promuovere una cultura della responsabilità e della trasparenza nelle istituzioni. Una decisione formalmente corretta ma priva di attenzione alle conseguenze concrete rischia infatti di incrinare la fiducia dei cittadini e di compromettere l’equità del sistema. Per questo, il principio di umanità deve orientare ogni azione nell’amministrazione della giustizia e, più in generale, nel servizio pubblico.

L’intervento ha così delineato un modello di condotta in cui la competenza tecnica si integra con la sensibilità etica e la correttezza formale si accompagna alla responsabilità sociale. Il rispetto dei principi costituzionali e dei valori fondamentali emerge non come esercizio teorico, ma come impegno quotidiano che richiede equilibrio, consapevolezza e attenzione alle conseguenze delle proprie decisioni.

In sintesi, l’intervento di Miele ha ribadito che l’etica non è un elemento accessorio del servizio pubblico, ma la bussola imprescindibile per ogni dirigente e funzionario: capace di trasformare la responsabilità in fiducia, la legalità in equità e la funzione in autentico servizio ai cittadini.