Perché l’etica costituzionale del servizio pubblico è una responsabilità concreta, non uno slogan
«E quando un servizio pubblico diventa potere, il cittadino paga sempre».
Questa frase, utilizzata da Alessandro Barbano nel suo editoriale La giustizia e il bettinismo come lingua dell’allarme, pubblicato questa mattina sul quotidiano L’Altravoce che dirige, riassume in modo semplice una verità che attraversa la storia delle istituzioni. Ogni volta che chi è chiamato a servire lo Stato dimentica di essere al servizio della collettività e trasforma il proprio ruolo in una forma di dominio, a perdere non è un’astratta idea di legalità, ma la vita concreta delle persone. Tempi più lunghi, decisioni opache, diritti compressi, fiducia erosa: il prezzo, alla fine, lo paga sempre il cittadino.
È da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa della Fondazione Insigniti OMRI di promuovere una riflessione sull’Etica costituzionale del servizio pubblico. Non si tratta di un richiamo morale generico, né di una lezione di buone maniere istituzionali. Al contrario, è un ritorno al cuore della Costituzione, che affida il potere pubblico non come privilegio, ma come responsabilità temporanea, da esercitare nell’interesse generale, con imparzialità, trasparenza e senso del limite.
Il servizio pubblico, in tutte le sue forme — amministrativa, politica, giudiziaria, sanitaria, educativa — esiste per garantire diritti, non per affermare gerarchie. Quando però il ruolo si irrigidisce, quando la funzione diventa autoreferenziale, quando la discrezionalità si trasforma in arbitrio, il servizio smette di essere tale e diventa potere. È in quel momento che la distanza tra istituzioni e cittadini si allarga e che la legalità formale rischia di svuotarsi di significato sostanziale.
Promuovere l’etica costituzionale significa allora riaffermare un principio semplice ma esigente: chi esercita una funzione pubblica non “è” il potere, ma lo amministra in nome e per conto della comunità. Significa ricordare che ogni atto pubblico ha un impatto reale sulle persone e che la fedeltà alla Costituzione non si misura solo nel rispetto delle norme, ma anche nel modo in cui esse vengono applicate, spiegate e vissute.
L’iniziativa della Fondazione Insigniti OMRI assume così un valore culturale e civile profondo. In un tempo in cui cresce la sfiducia verso le istituzioni, parlare di etica del servizio pubblico non è un esercizio teorico, ma un investimento sulla qualità della democrazia. Perché solo dove il potere resta servizio, e il servizio resta fedele alla Costituzione, il cittadino non è suddito, ma parte viva della comunità repubblicana.

