Nel suo articolo per il settimanale Ionio, Agata Battista accompagna il lettore dentro il significato del 75° anniversario dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, scegliendo come fulcro narrativo l’appuntamento del 3 marzo al Castello Aragonese
È attraverso le sue domande e il suo impianto argomentativo che prende forma il percorso di riflessione: dal richiamo alla Legge 3 marzo 1951 n. 178, con cui la giovane Repubblica si dotò di un sistema premiale coerente con i principi costituzionali, fino all’attualità del sistema onorifico come “patto morale” tra Stato e cittadini.
Nel dialogo con il Prefetto Francesco Tagliente, Presidente della Fondazione Insigniti OMRI, emerge con chiarezza il valore civico dell’Ordine: non riconoscimento formale o traguardo personale, ma segno visibile di un servizio reso alla comunità nazionale. La giornalista mette in luce, attraverso le dichiarazioni raccolte, un punto centrale: il merito non come privilegio, bensì come responsabilità, e l’onorificenza come richiamo permanente all’esercizio etico della funzione pubblica.
L’articolo ricostruisce inoltre il programma delle celebrazioni nazionali: l’apertura il 2 marzo a Roma con la deposizione della corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto al Vittoriano e il convegno al Senato dedicato ai valori repubblicani; quindi la dimensione territoriale del 3 marzo, con Taranto scelta come sede simbolica per valorizzare il contributo delle realtà locali alla vita istituzionale del Paese.
Particolare attenzione è dedicata al significato del luogo prescelto — il Castello Aragonese — e alla partecipazione di autorità civili, militari e accademiche, tra cui l’Ammiraglio di Squadra Francesco Ricci, il Prefetto di Taranto Ernesto Liguori, il professor Paolo Pardolesi ed Enrico Passaro, già responsabile del Cerimoniale di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, chiamato a illustrare l’evoluzione storica, giuridica e protocollare del sistema onorifico repubblicano.
Nel ripercorrere i 75 anni dell’Ordine, l’articolo evidenzia anche la trasformazione del profilo degli insigniti e la progressiva riduzione numerica dei conferimenti — oggi circa 3.500 l’anno — interpretata come scelta di maggiore selettività e prestigio, in linea con i principali sistemi onorifici europei.
Il testo si chiude riportando l’orizzonte valoriale che attraversa l’intera intervista: la Repubblica come realtà viva nei comportamenti quotidiani di chi esercita una funzione pubblica o svolge un ruolo sociale con correttezza e spirito di servizio. Non una celebrazione formale, dunque, ma un’occasione di riflessione sul senso dello Stato, sulla responsabilità civica e sul contributo che ogni cittadino può offrire alla crescita morale della comunità nazionale.


