Nella Fondazione Insigniti OMRI per dare un senso all’onorificenza.
“Non voglio che l’attestato OMRI resti appeso al muro. Per questo sono entrato nella Fondazione Insigniti OMRI, insieme a Sara Simeoni, Xenia Francesca Palazzo, Michela Brunelli – tutte figure di spicco dello sport veronese – e con campioni come Giorgio Cagnotto e Klaus Di Biasi. Cerchiamo di dare un significato concreto a quell’onorificenza, trasformandola in esempio e responsabilità.”
L’Arena di Verona, in edicola oggi, dedica una intera pagina a Massimo Castellani, membro della Fondazione Insigniti OMRI, raccontando la sua straordinaria vita:
dal salto mortale e mezzo avanti con avvitamento ai Giochi di Seul 1988, al sigaro Cohiba regalato da Fidel Castro; dalle “teste di cuoio” al kefiah di Yasser Arafat; dall’adrenalina dei tuffi dalla piattaforma dei 10 metri, alle missioni di sicurezza dietro le quinte di capi di Stato.
Una vita da romanzo, che Castellani ha narrato in due libri: l’autobiografico In polizia per sport e Nel nume del padre, un intenso dialogo sulla vita con il figlio Leonardo.
Predestinato erede dei grandi Klaus Di Biasi e Giorgio Cagnotto, Castellani ha lasciato lo sport agonistico per entrare nei reparti speciali della Polizia di Stato. Dopo aver salutato i Giochi di Seul, ha intrapreso una brillante carriera che lo ha portato a diventare Primo Dirigente della Divisione Anticrimine, vice direttore del NOCS, vincitore di 23 titoli italiani e oro ai Giochi del Mediterraneo.
Dallo sport estremo alla sicurezza nazionale: dal vincere o perdere, al vivere o morire.
“Ho scortato Arafat, Clinton, Castro e la Regina Elisabetta”
Castellani ha scortato anche Yasser Arafat, il leader palestinese morto nel 2004:“Portava la kefiah, riconoscibilissimo tra la folla. Era un momento in cui gli accordi con gli Stati Uniti lasciavano sperare in una pace con Israele. Lo accompagnai a Cernobbio per un summit. Arafat era una figura controversa: al confine tra rappresentante di Stato e leader di un’organizzazione armata, ma centrale nel processo di pace, fino agli Accordi di Oslo del 1993.”
Oggi sarebbe più complicato?
“Ho accompagnato anche presidenti israeliani e americani. La bellezza del mio lavoro era garantire la sicurezza rimanendo imparziale, senza direzione politica. Ho avuto alle spalle Clinton, Bush padre e figlio, Obama. Il compito del NOCS è garantire protezione ravvicinata senza mai farsi notare. Nelle foto vedi la scorta, ma non chi opera per la sicurezza. Ogni volta che un presidente si muove, le aree di interesse strategico vengono completamente ridisegnate.”
“Con Fidel? Una scatola di Cohiba”
“Con Fidel Castro non fumai, ma mi regalò una scatola di Cohiba. Era atteso da Gianni Agnelli e organizzammo la sua uscita con la scorta. Ci raggiunse al bar dell’hotel e si soffermò a leggere le etichette delle bottiglie: ‘Perché solo Bacardi? Dov’è l’Havana Club della mia Cuba?’Quando tornammo, le bottiglie erano state sostituite con annate speciali di Havana. Aveva un carisma eccezionale. Pretese che stessi in auto al suo fianco, cosa anomala, ma volle così. Lo salutai chiamandolo ‘Comandante’, non ‘Presidente’: non si offese.”
“La paura si gestisce. Ma il sonno resta agitato”
Mai avuto paura di morire?
“La paura c’è, ma la preparazione e l’organizzazione riducono l’incertezza. Il rischio va gestito. L’adrenalina mi manca, soprattutto di notte. Il mio sonno è agitato, il risveglio mai davvero sereno.Sono stato sempre meticoloso, volevo fare tutto al meglio, senza lasciare nulla al caso.Forse ora sto pagando ciò che ho vissuto. Ma ho avuto la fortuna di uscire gradualmente dai reparti speciali e andare in pensione. Ogni cosa ha il suo tempo.”
“La Regina Elisabetta? Mi salutò con gentilezza”
“Sì, ho incontrato anche la Regina Elisabetta durante la sua visita in Italia con il Principe Filippo.
Non fu facile entrare nei protocolli reali: la sicurezza doveva lasciare spazio alla diplomazia.
L’accompagnammo alla Scala per un concerto diretto da Riccardo Muti.In una giornata uggiosa di ottobre, chiudendo la portiera dell’auto, vidi che un lembo della sua coperta in tartan rischiava di restare incastrato. La sistemai con delicatezza sulle sue ginocchia.Pensai a quella donna, simbolo di un impero, che si copriva le gambe come una nonna. Mi salutò con gentilezza.”
“L’emozione più forte? Con Giovanni Paolo II”
“L’emozione più forte? Paolo Wojtyla. Non so se fu per il fatto che fosse Papa. Sono cristiano credente, ma non praticante. L’emozione fu epidermica, inspiegabile.”
“Su Chiara Tarantino? È mancato senso di responsabilità”
Tesserato per la Bentegodi, ex atleta delle Fiamme Oro, Castellani commenta anche il caso di Chiara Tarantino, l’atleta delle Fiamme Gialle fermata a Singapore per il furto di un profumo:
“I gruppi sportivi danno un accesso privilegiato: da atleta hai degli obblighi precisi.
Capisco la leggerezza di una ‘ragazzata’, ma bisogna essere un esempio per i giovani. Credo che un provvedimento verrà preso.”
“Stimo Paltrinieri. Su Sinner c’è un’ombra”
“Mi piace Gregorio Paltrinieri, per la sua longevità in uno sport durissimo come il nuoto, che rasenta l’alienazione. È riuscito a reinventarsi. Su Sinner c’è una piccola incrinatura sulla vicenda doping. Ma è un grande talento.”
“Nella Fondazione Insigniti OMRI per dare un senso all’onorificenza”
“Non voglio che l’attestato OMRI resti appeso al muro. Per questo sono entrato nella Fondazione Insigniti OMRI, insieme a Sara Simeoni, Xenia Francesca Palazzo, Michela Brunelli dello sport veronese, Giorgio Cagnotto e Klaus Di Biasi. Cerchiamo di dare un significato concreto a quell’onorificenza, rendendola esempio e responsabilità.”
“E il tuffo?”
“Ogni Ferragosto ci ritroviamo. Salto mortale e mezzo avanti con avvitamento. Se riesco a farlo a 64 anni, vuol dire che mi tengo in forma.”

