In continuità con il seminario in videoconferenza promosso il 18 aprile dalla Fondazione Insigniti OMRI sul tema “Aggressività, violenza e fenomeni giovanili: prevenzione e responsabilità condivise tra istituzioni, educatori e comunità”, si avvia ora la pubblicazione dei contributi dei relatori che hanno animato il confronto.

L’iniziativa nasce dall’esigenza non solo di documentare i lavori svolti, ma anche di restituire in modo organico le diverse chiavi di lettura emerse, offrendo al dibattito pubblico un percorso strutturato di approfondimento. Nei prossimi giorni saranno resi disponibili, uno per uno, gli interventi in forma di articoli o brevi editoriali, ciascuno con un proprio taglio specifico ma inserito in una cornice comune di riflessione.

Di seguito, una prima sintesi dei contributi, nell’ordine degli interventi.

Il primo apporto è quello del sociologo Maurizio Fiasco che, nel suo intervento, ha proposto una lettura della violenza giovanile oltre le semplificazioni emergenziali. I dati non indicano un aumento strutturale dei reati minorili, ma una crescita della percezione sociale dell’insicurezza, con un divario tra realtà e rappresentazione pubblica che può generare risposte poco efficaci. Per comprendere il fenomeno occorre guardare ai contesti urbani e relazionali. Le trasformazioni delle città, con la riduzione degli spazi di socialità e la concentrazione in luoghi simbolici, favoriscono dinamiche di gruppo e comportamenti ad alta intensità simbolica. La violenza giovanile riflette così cambiamenti più ampi degli ambienti di vita, segnati da isolamento e fragilità educativa. Da qui la necessità di un approccio integrato tra istituzioni, scuola e comunità, centrato su prevenzione e coesione sociale.

A seguire, il contributo della psicologa Anna Maria Giannini, che ha posto l’accento sulla dimensione psicologica e relazionale della violenza giovanile. Il fenomeno viene interpretato non come semplice devianza, ma come esito di una crescente fragilità nei processi di regolazione emotiva di bambini e adolescenti. Un ruolo centrale è attribuito alle trasformazioni educative, segnate da difficoltà degli adulti nel definire regole chiare e coerenti e dal rischio di forme di iper-protezione che riducono la tolleranza alla frustrazione. In questo quadro incide anche l’impatto dei contesti digitali, che possono attenuare la percezione delle conseguenze delle proprie azioni e favorire comportamenti impulsivi. Ne deriva la necessità di rafforzare le competenze emotive e relazionali lungo tutto il percorso di crescita, come base essenziale della prevenzione.

Il terzo intervento, quello dello psichiatra Pietro Pietrini, ha approfondito la dimensione neurobiologica dei comportamenti giovanili, integrando le letture sociologiche e psicologiche. In età adolescenziale, i sistemi cerebrali deputati al controllo degli impulsi e alla valutazione delle conseguenze sono ancora in fase di maturazione, rendendo i giovani più esposti a comportamenti impulsivi e difficoltà di regolazione emotiva. La violenza giovanile viene così interpretata come esito dell’interazione tra sviluppo cerebrale, contesto relazionale ed esposizione a stimoli esterni, in particolare digitali. La sovraesposizione a contenuti rapidi e gratificanti può incidere sui processi attentivi e decisionali. Ne deriva la necessità di un approccio integrato tra neuroscienze, educazione e prevenzion

Di grande rilievo anche il contributo del Questore Giuseppe Linares, che ha affrontato il tema della prevenzione della violenza giovanile con un taglio operativo e istituzionale. L’analisi ha evidenziato la necessità di un approccio multilivello e multifattoriale, capace di integrare sicurezza, prevenzione e azione amministrativa. Centrale la distinzione tra tempo della giustizia penale e tempo della prevenzione, quest’ultimo decisivo nei contesti a rischio. Particolare attenzione è stata dedicata alla “dimensione digitale” della devianza e alla necessità di rafforzare il coordinamento tra istituzioni, scuola e famiglia, in una strategia integrata di prevenzione.

Il Il contributo del professor Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio e componente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI, offre una riflessione sul ruolo della scuola nella società contemporanea. L’istituzione scolastica è oggi il principale punto di incontro tra fragilità giovanili, difficoltà familiari e tensioni sociali, ma appare sempre più esposta a pressioni esterne e a una crescente crisi di riconoscimento. Rusconi evidenzia l’indebolimento dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia, spesso caratterizzata da delega e successivo conflitto. Centrale anche il tema della valorizzazione del corpo docente e della difficoltà di costruire percorsi meritocratici efficaci. In un contesto segnato dall’impatto del digitale e dalla riduzione delle competenze relazionali, la scuola rischia di essere sola nel fronteggiare disagio e comportamenti a rischio. Da qui la necessità di un approccio integrato tra scuola, famiglia e istituzioni, e di una rete educativa capace di sostenere la crescita delle nuove generazioni.

Ulteriori interventi – di Silvia Calzolari, Silvia Nanni, Silvano Gori, Giorgio Labella, Mauro Portoso e Giuseppe Di Pietro – hanno arricchito il dibattito, contribuendo ad ampliare lo spettro delle analisi e a rafforzare l’idea di una responsabilità realmente condivisa tra tutti gli attori coinvolti.

La sintesi conclusiva dei lavori è stata affidata a Fiasco, Giannini e Rusconi, che hanno richiamato la necessità di un cambio di paradigma: dalla gestione emergenziale dei fenomeni alla costruzione di una strategia stabile di prevenzione, fondata su educazione, coesione sociale e qualità degli ambienti di crescita.

Il ruolo di coordinamento e moderazione dell’intero seminario è stato svolto dal Prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI, che ha guidato il confronto garantendo coerenza tra i diversi interventi e contribuendo a delineare una sintesi unitaria del dibattito.

Nel suo intervento conclusivo, Tagliente ha richiamato alcuni assi fondamentali emersi nel percorso preparatorio e nel dibattito: la trasformazione qualitativa della violenza giovanile, il peso crescente dei fattori comunicativi nella formazione dei comportamenti, il paradosso demografico che interroga il mondo adulto e la centralità della prevenzione come responsabilità diffusa.

Nei prossimi giorni, ciascuno di questi contributi sarà pubblicato integralmente, offrendo al lettore non solo la possibilità di approfondire le singole prospettive, ma anche di cogliere l’unitarietà di un lavoro che la Fondazione intende proseguire, con l’obiettivo di contribuire a una riflessione pubblica più consapevole e operativa su un tema sempre più decisivo per il futuro delle giovani generazioni.