Dai Giochi del Mediterraneo una possibile eredità per il territorio: non soltanto sport, impianti e competizioni, ma comunità, partecipazione, relazioni e nuove opportunità.
A Crispiano, prima delle finali del tiro con l’arco, il ministro Andrea Abodi ha incontrato le «Uncinettine» e lanciato una proposta: «Avete adottato il logo, ora adottate questa aiuola». Presente il Prefetto Francesco Tagliente, cittadino di Crispiano e Presidente della Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
C’è una scena, avvenuta oggi a Crispiano, che offre una chiave di lettura particolarmente significativa di ciò che un grande evento sportivo può lasciare oltre il campo di gara.
Prima dell’ingresso nel nuovo impianto di tiro con l’arco, in occasione delle finali dei Giochi del Mediterraneo, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha incontrato le sette «Uncinettine», espressione del gruppo guida delle oltre duecento donne della comunità di Crispiano che hanno realizzato il grande logo dei Giochi attraverso migliaia di piccole rose lavorate all’uncinetto.
Un incontro semplice, fatto di saluti, fotografie e parole. Poi una proposta del ministro che ha suscitato entusiasmo e applausi: «Avete adottato il logo, ora adottate questa aiuola».
Un messaggio che va oltre il gesto simbolico. Il logo, nato dalla creatività e dalla partecipazione di una comunità, può diventare l’occasione per prendersi cura di un altro spazio della città. Dalla realizzazione di un simbolo alla cura di un luogo. Dall’evento alla partecipazione. Dallo sport a una forma concreta di cittadinanza attiva.
Alla scena hanno assistito anche il Prefetto Francesco Tagliente, cittadino di Crispiano e Presidente della Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il sindaco di Crispiano Luca Lopomo, il consigliere regionale Renato Perrini e numerosi altri rappresentanti delle istituzioni territoriali, a testimonianza della partecipazione della comunità e delle istituzioni locali a una giornata che ha unito sport, territorio e senso di appartenenza.
È proprio questo il punto nel quale lo sport può incontrare una dimensione più ampia: la capacità di un grande evento di generare qualcosa che continui anche quando le gare saranno terminate.
Perché ci sono partite che finiscono con il fischio dell’arbitro e altre che cominciano proprio allora.
La vera sfida dell’eredità dei Giochi del Mediterraneo non riguarda soltanto ciò che resterà degli impianti o il ricordo delle competizioni, ma ciò che riuscirà a rimanere nelle persone: la conoscenza di un territorio, la nascita di nuove relazioni, il desiderio di tornare, la capacità di mettere in rete energie diverse e, soprattutto, nuove opportunità.
È una prospettiva che trova una concreta conferma nell’esperienza maturata dalla Fondazione Insigniti OMRI a Taranto nell’ottobre dello scorso anno.
Ed è proprio da quella esperienza che prende avvio una storia nella quale la conoscenza di un territorio si è trasformata in scoperta, la scoperta in relazione e la relazione in una nuova opportunità per Taranto.
DALLA CONOSCENZA ALLA SCOPERTA, DALLA SCOPERTA ALLA RELAZIONE, DALLA RELAZIONE A NUOVE OPPORTUNITÀ PER IL TERRITORIO
C’è un modo di promuovere un territorio che non passa soltanto attraverso campagne di comunicazione o grandi eventi, ma attraverso la possibilità concreta di conoscerlo, incontrarlo e scoprirne le energie migliori.
In occasione del secondo anniversario della sua costituzione, nell’ottobre 2025, la Fondazione Insigniti OMRI scelse Taranto e la sua provincia per una serie di iniziative dedicate alla conoscenza e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio.
Una scelta che il Presidente, Prefetto Francesco Tagliente, definisce «non casuale», fondata sulla convinzione che «Taranto sia stata troppo spesso raccontata attraverso le sue difficoltà e non abbastanza attraverso le straordinarie risorse umane, culturali, istituzionali e produttive che esprime».
«L’obiettivo – sottolinea Tagliente – non era ignorare i problemi della città, a cominciare da quelli legati alla vicenda industriale e ambientale dell’ex Ilva. Al contrario, significava affermare che una comunità non può essere rappresentata soltanto dalle proprie criticità e che raccontare anche ciò che funziona può contribuire alla sua attrattività, al suo benessere e alle prospettive delle future generazioni».
Ma quella esperienza ha prodotto un risultato forse ancora più significativo dell’evento stesso.
«Alcuni dei partecipanti – racconta il Presidente della Fondazione – sono rimasti colpiti dalla bellezza dei luoghi e dalla ricchezza delle realtà incontrate e hanno manifestato il desiderio di tornare a Taranto, questa volta accompagnando una delegazione di imprenditori».
Tra questi Nicola Bianco Speroni, Commendatore della Repubblica, amministratore di Valsabbia Investimenti e presidente del Comitato provinciale di Brescia della Fondazione Insigniti OMRI, da cui è nata l’idea della nuova visita.
Dal 24 al 28 settembre prossimi, una delegazione di circa 30-40 imprenditori bresciani, riuniti sotto la bandiera del Rotary Valle Sabbia Centenario, sarà a Taranto, ospite del Comitato provinciale di Taranto della Fondazione.
Sarà un’occasione per conoscere direttamente il territorio, incontrarne le istituzioni, visitare realtà produttive e scoprire alcune delle sue eccellenze.
Ad accogliere la delegazione sarà il Comitato provinciale di Taranto della Fondazione, presieduto dall’Ammiraglio di Squadra Francesco Ricci e affiancato dai vicepresidenti Antonio Nunzio Melpignano, Cavaliere della Repubblica e Presidente del Porto Turistico Resort Molo Sant’Eligio, e Questore Tommaso Cacciapaglia.
«Per me – spiega il Prefetto Tagliente – questo rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’esperienza realizzata lo scorso anno. Il vero risultato di un’iniziativa, infatti, non si misura soltanto da ciò che accade mentre si svolge, ma anche da ciò che riesce a generare dopo».
La nuova esperienza tarantina si inserisce nel percorso che la Fondazione Insigniti OMRI ha scelto di sviluppare in questi tre anni: mettere in rete territori, istituzioni, competenze e persone, trasformando la valorizzazione delle eccellenze in occasioni concrete di conoscenza, confronto e relazione.
«Il ruolo che la Fondazione può contribuire a svolgere – osserva Tagliente – è proprio quello di creare ponti tra territori diversi, favorire la conoscenza reciproca, valorizzare le eccellenze e costruire occasioni nelle quali istituzioni, cultura, impresa e società civile possano incontrarsi».
In questa prospettiva, anche lo sport può diventare uno straordinario strumento di relazione. Un grande evento porta persone in un territorio, accende l’attenzione, crea occasioni di incontro. La vera sfida è fare in modo che quelle occasioni non si esauriscano con la conclusione delle gare, ma possano trasformarsi in relazioni durature.
È proprio questo il senso più profondo della parola «eredità».
Non soltanto ciò che resta fisicamente di un evento, ma ciò che continua a muoversi nelle persone e tra le persone.
La visita di settembre rappresenta, dunque, la naturale prosecuzione dell’esperienza dell’ottobre 2025 e assume anche un significato particolare perché si svolgerà a pochi giorni dal terzo anniversario della costituzione della Fondazione, che sarà celebrato il 2 ottobre a Roma, al Circo Massimo, con l’evento nazionale «80. L’Alba della Repubblica».
«A Taranto – conclude il Presidente – è accaduto qualcosa di semplice e, proprio per questo, significativo: qualcuno è arrivato per conoscere il territorio, ne ha scoperto aspetti che non conosceva, è tornato a casa con una nuova percezione della città e ha deciso di condividere quell’esperienza con altri. E altri hanno scelto, a loro volta, di venire».
È forse questa la partita più importante che un territorio possa giocare dopo un grande evento: non chiedersi soltanto quante persone siano arrivate, quanti impianti siano stati realizzati o quante gare siano state disputate, ma quante relazioni siano nate e quante di esse siano riuscite a continuare nel tempo.
«Dalla conoscenza nasce la scoperta. Dalla scoperta nasce la relazione. Dalla relazione possono nascere nuove opportunità. È questo il percorso nel quale crediamo. Perché quando un territorio riesce a suscitare il desiderio di essere conosciuto nuovamente, coinvolgendo ogni volta nuove persone e nuove energie, significa che qualcosa ha cominciato a muoversi. Ed è attraverso le reti, le relazioni e la conoscenza reciproca che un territorio può trasformare le proprie eccellenze in nuove opportunità».
Perché, in fondo, la partita più importante comincia quando il campo si svuota e resta da capire che cosa lo sport è riuscito a mettere in movimento fuori dal campo.
Di seguito il link del servizio realizzato da Matteo Schinaia

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