Sul Il Messaggero di oggi (pagina 18) è stato pubblicato un articolo firmato dal Prefetto Francesco Tagliente, nella veste di Presidente della Fondazione Insigniti OMRI, dedicato al progetto della Fondazione per promuovere la cultura dell’etica costituzionale del servizio pubblico: “Il potere è servizio, non dominio”.
Un’occasione per riflettere su come il servizio pubblico debba essere esercitato quale responsabilità concreta verso i cittadini, per rafforzare la fiducia nelle istituzioni e la qualità della democrazia.
Per agevolarne la lettura da parte di chi è interessato al tema, si riporta di seguito il testo integrale dell’articolo.
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Etica costituzionale del servizio pubblico: il potere è servizio, non dominio
Nell’ambito del progetto promosso dalla Fondazione Insigniti OMRI sull’etica costituzionale del servizio pubblico, si ritiene fondamentale aprire una riflessione su un principio troppo spesso dimenticato: quando il servizio pubblico si trasforma in potere, a pagarne il prezzo è sempre il cittadino.
Parlare di etica del servizio pubblico non è un esercizio morale, ma un richiamo concreto alla responsabilità costituzionale: ogni funzione esercitata in nome dello Stato comporta un impegno reale verso i cittadini, i loro diritti e la loro fiducia nelle istituzioni.
Rafforzare la democrazia attraverso il servizio pubblico
Promuovere l’etica costituzionale del servizio pubblico significa riaffermare che il potere pubblico non è un privilegio, ma un servizio temporaneo a beneficio della collettività.
Ogni atto pubblico genera effetti concreti sulla vita delle persone e sulla fiducia nelle istituzioni.
L’iniziativa della Fondazione nasce da questa consapevolezza: non un richiamo morale generico, ma un investimento culturale e civico volto a rafforzare la democrazia e la coesione sociale.
Solo dove il potere — inteso come esercizio di prerogative sancite dalle leggi — resta servizio e il servizio resta fedele alla Costituzione, il cittadino non è suddito, ma parte viva della comunità repubblicana.
Servizio pubblico: responsabilità prima del potere
L’etica costituzionale del servizio pubblico richiede un principio semplice ma esigente: chi esercita una funzione pubblica non “personifica” il potere, ma lo amministra e lo interpreta in nome della comunità.
La fedeltà alla Costituzione non si misura soltanto nel rispetto formale delle norme, ma nel modo in cui esse vengono applicate e vissute nella realtà concreta delle persone.
Il servizio pubblico — amministrativo, politico, giudiziario, sanitario o educativo — esiste per garantire diritti, non per stabilire gerarchie.
Quando la funzione diventa autoreferenziale e la discrezionalità si trasforma in arbitrio, il servizio smette di essere tale e diventa potere. In quel momento si amplia la distanza tra istituzioni e cittadini e la legalità rischia di svuotarsi di significato sostanziale.
Ambizione e protagonismo: costruire senza dividere
L’ambizione fa crescere; l’esaltazione dell’io divide. Quando sfocia in parole e comportamenti che feriscono, genera divisioni e mina la fiducia nelle istituzioni.
L’ambizione è una leva essenziale per ogni percorso di crescita, ma quando si trasforma in protagonismo cieco e in esaltazione dell’individualità produce un comportamento autoreferenziale incompatibile con l’esercizio della funzione pubblica.
Il rispetto dei cittadini come principio guida
Nelle funzioni pubbliche — soprattutto quando incidono sulla libertà e sulla reputazione delle persone — la misura non è una virtù accessoria, ma un dovere.
In una democrazia matura, il potere trova la propria legittimazione non nella forza dell’autorità, ma nella qualità del servizio reso.
Solo quando chi esercita una funzione pubblica sente di essere temporaneo custode — e non proprietario — di un potere affidato dalla Costituzione, lo Stato rimane fedele alla sua vocazione repubblicana e il cittadino resta al centro dell’azione pubblica.

