Con grande orgoglio, la Fondazione Insigniti OMRI condivide l’intervento della Consigliera d’Amministrazione e Commendatore Giovanna Ferri, dedicato al decimo anniversario della scomparsa del Consigliere Salvatore Sechi, figura straordinaria al servizio della Repubblica.
Nel suo intervento, Ferri ripercorre quarant’anni di impegno di Sechi al Quirinale, raccontandone il ruolo centrale al fianco di quattro Presidenti della Repubblica, la sua competenza giuridica e istituzionale e i valori civili e democratici che hanno sempre guidato il suo operato: onestà intellettuale, rispetto delle Istituzioni, dedizione al bene comune, solidarietà e inclusione sociale.
Arricchito da aneddoti personali e ricordi della vita quirinalizia, l’intervento rappresenta un tributo autentico alla memoria di un uomo che ha incarnato l’eccellenza del servizio pubblico. La Fondazione è lieta di renderlo disponibile, insieme al servizio televisivo in cui Ferri ha condiviso la sua testimonianza, come documento prezioso di memoria storica e di ispirazione per le future generazioni.
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Pubblichiamo di seguito il testo completo dell’intervento pronunciato da Giovanna Ferri il 6 dicembre 2025, a Tempio Pausania, in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Salvatore Sechi, illustre figlio della città e figura di riferimento nel servizio alla Repubblica.
Grazie al Signor Sindaco per questa ospitalità.
Grazie a Ginetto Onorato, Michele Tamponi e Barbara Marzullo Sechi per aver pensato a me in questa ricorrenza.
Il mio sarà un breve Amarcord per raccontare quarant’anni di impegno intenso, appassionato, a volte anche sofferto, di Salvatore Sechi (il Dottore, per me) al servizio della più alta Magistratura della Repubblica.
Prima di iniziare questa carrellata di ricordi, permettetemi una premessa.
Salvatore Sechi è stato un vero, autentico democratico.
Una vita, la sua, spesa a difesa dei valori della libertà, dell’uguaglianza, della pari dignità di genere, della tolleranza, della solidarietà e dell’inclusione sociale.
Sono questi i valori che hanno sempre ispirato il suo pensiero e la sua azione, nel segno dell’onestà intellettuale e dell’etica professionale.
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La Presidenza Cossiga
Il Consigliere Sechi arrivò al Quirinale il 3 luglio 1985 seguendo il Presidente Cossiga dal Senato, dopo la sua elezione plebiscitaria al primo scrutinio il 24 giugno 1985.
Francesco Cossiga (il Professore, per me) doveva rappresentare il ritorno a un’interpretazione tradizionale della funzione del Capo dello Stato, prediligendo il ruolo notarile rispetto a quello più interventista del suo predecessore. Era la richiesta della politica e soprattutto del suo partito al più giovane Presidente della Repubblica italiana.
Salvatore Sechi divenne il suo Consigliere principe: presenza costante, discreta, equilibrata e competente.
Tra i due c’erano grande confidenza, intesa, stima, senso delle Istituzioni e soprattutto un profondo amore per la loro Sardegna.
Per il Presidente Cossiga il Dottore era un punto di riferimento assoluto, una sorta di rifugio fraterno. Spesso si presentava a casa Sechi (abitavano molto vicino) senza preavviso, per due chiacchiere davanti a un bicchiere di whisky.
Nella mia testa e nel mio cuore riecheggia ancora la voce profonda del Professore, con il suo spiccatissimo accento sassarese, che gridava ad ogni piè sospinto — anche da un metro di distanza —: «SALVATTO’!».
Negli ultimi due anni di mandato, dopo tanto riserbo, ci fu una sorta di ribellione del Presidente contro il sistema politico che, a suo dire, dopo la caduta del muro di Berlino, non avvertiva la necessità di riforme profonde. Le sue esternazioni (fu definito “il picconatore”) crearono una tensione crescente che culminò nel dicembre 1991 con la richiesta di messa in stato d’accusa.
Di quegli anni ricordo il senso di disagio e impotenza del Dottore, che non riusciva ad arginare un fiume in piena — graffiante, ma lucido e lungimirante.
Sechi non abbandonò mai il suo Presidente, come invece fecero in troppi. Gli fu vicino, cercando di lenire il suo malessere umano e politico e di colmare la sua solitudine.
Il 25 aprile 1992, dopo il rinnovo delle Camere (5–6 aprile 1992), il Presidente si dimise, tre mesi prima della scadenza naturale del mandato.
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La Presidenza Scalfaro
Fu la strage di Capaci, il 23 maggio 1992, a sbloccare lo stallo nell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Il 25 maggio, al sedicesimo scrutinio, Oscar Luigi Scalfaro fu eletto Capo dello Stato: fu subito definito “l’anti-Cossiga”.
Tra i suoi compiti più urgenti vi erano il recupero del prestigio della Presidenza, la difesa dell’unità nazionale e il rafforzamento del ruolo istituzionale in un periodo segnato da crisi dei partiti, Tangentopoli, tensioni economiche e stragi mafiose.
Per il Consigliere Sechi Scalfaro era un politico quasi sconosciuto: nessuna possibilità, dunque, di rimanere al Quirinale. Tutto era pronto per il suo rientro al Senato.
Accadde invece l’imprevedibile.
Il neo Presidente scelse come Segretario generale il dottor Gaetano Gifuni, legato da un’antica amicizia e da una scommessa scherzosa risalente al governo Fanfani VI. Fu Gifuni a convincerlo subito a nominare Sechi Consigliere e a porlo a capo dell’Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali — un Ufficio cardine della Presidenza.
La scelta nascque dal bisogno di una mente eccellente, già esperta del Quirinale, e soprattutto di una persona di assoluta fiducia.
Fra Gifuni e Sechi si ricostituì così un sodalizio formidabile, già collaudato al Senato.
L’Ufficio fu riorganizzato profondamente.
Nacque nel 1992 “il Giuridico del Consigliere Sechi”: per ventun anni migliaia di atti normativi furono esaminati, centinaia di procedure costituzionali avviate, e fu garantita ai cittadini una risposta puntuale su questioni giuridiche di ogni tipo.
Il Presidente Scalfaro concluse il mandato il 15 maggio 1999, dimettendosi per consentire un rapido insediamento del suo successore.
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La Presidenza Ciampi
Il 13 maggio 1999, al primo scrutinio e con una larghissima maggioranza, fu eletto Carlo Azeglio Ciampi.
Poche ore dopo la sua elezione annunciò la riconferma del dottor Gifuni a Segretario generale. La conferma del Consigliere Sechi fu naturale conseguenza.
Il settennato fu intensissimo.
Il Presidente Ciampi si avvalse quotidianamente della competenza giuridica e istituzionale del Dottore, coinvolgendolo nei progetti che caratterizzarono il suo mandato:
– la valorizzazione dei simboli nazionali;
– la rinascita della Festa della Repubblica;
– la riscoperta delle onorificenze;
– il rapporto diretto tra cittadini e Quirinale.
Sechi prese parte anche alla vita di Palazzo: ricevimenti, pranzi di Stato, serate ufficiali.
Ne ricordo l’eleganza sobria e quella della sua amatissima Ada, splendida nelle sue mises de grande soirée.
Ciampi si dimise il 15 maggio 2006, al giuramento del suo successore.
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La Presidenza Napolitano
Il 10 maggio 2006 fu eletto Giorgio Napolitano, primo Presidente proveniente dalla storia del PCI.
Il Segretario generale Gifuni declinò l’invito a restare; al suo posto fu scelto il Consigliere Donato Marra.
Ricordo il Salone dei Corazzieri gremito di personale del Quirinale in lacrime per salutare Gifuni: finiva un tandem insuperabile, Gifuni–Sechi, dopo quattordici anni di servizio impeccabile.
Il Consigliere Sechi fu riconfermato alla guida dell’Ufficio giuridico, forte della sua esperienza e della sua storica amicizia con il primo Consigliere del Presidente, Carlo Guelfi.
Proseguì il suo lavoro con rigore e competenza, nonostante un rapporto talvolta dialettico con il nuovo Segretario generale.
Con la rielezione di Napolitano nel 2013, Sechi lasciò l’incarico di Consigliere giuridico e divenne consulente in materia di prassi costituzionale fino all’elezione del Presidente Mattarella, nel febbraio 2015.
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Infine, un mio ricordo personale
Il Consigliere Sechi era un gigante del sapere.
Eppure non faceva mai pesare la sua superiorità culturale e intellettuale: verso tutti — noi collaboratori per primi — mostrava rispetto, garbo, gentilezza.
Ci ha presi per mano, guidandoci in un percorso di lavoro rigoroso ma sereno, sempre con la musica di Mozart a fare da colonna sonora.
Quante risate, quanti momenti di pura umanità ci ha regalato!
E per tutto questo, grazie di cuore, carissimo Dottore.
E saluti Flavio, sicuramente lì con Lei.
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Di seguito il servizio televisivo realizzato
