La Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana considera le giornate civili ufficiali non come semplici ricorrenze del calendario, ma come momenti fondativi dell’identità repubblicana, nei quali si misura il grado di maturità civile di una comunità nazionale.
Dopo aver partecipato alle celebrazioni del Giorno della Memoria del 27 gennaio, la Fondazione è presente anche quest’anno, il 10 febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo, confermando il proprio impegno nella custodia della memoria storica e nel rispetto dei valori costituzionali.

Le istituzioni al centro della commemorazione nazionale

Martedì alle ore 10, nell’Aula di Montecitorio, si terrà la cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Agli interventi dei Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, seguiranno quelli di Toni Concina, presidente onorario dell’Associazione Dalmati, dello storico Gianni Oliva e di Abdon Pamich, campione olimpico italiano e testimone dell’esodo giuliano-dalmata.
Nel corso dell’evento sarà proiettato un estratto del documentario Il Marciatore, tratto dall’autobiografia di Pamich, e verrà letto un brano dal volume: Francesco Bonifacio. Vita e martirio di un uomo di Dio scritto da Mario Ravalico.
La presenza delle massime cariche dello Stato conferma la piena integrazione di questa ricorrenza nella memoria pubblica nazionale.

Il significato del 10 febbraio e la tragedia dell’esodo

Il Giorno del Ricordo commemora le vittime dei massacri delle foibe e l’esodo forzato delle popolazioni istriane, fiumane e dalmate.
La data richiama la firma dei Trattati di pace di Parigi del 1947, che sancirono la cessione di Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia, determinando lo sradicamento di intere comunità dalla propria terra, dalla propria lingua e dalla propria identità culturale.

Due date, un’unica responsabilità morale

Il 27 gennaio e il 10 febbraio rappresentano due date simbolo per l’intera collettività nazionale. Tragedie diverse, ma accomunate dall’odio ideologico, dalla violenza sistematica e la negazione della dignità umana.
Per chi scrive, questa riflessione ha anche una dimensione persobale: mio padre fu catturato e deportato nei campi nazisti. Anche per questo ritengo che la memoria non possa essere selettiva né piegata a letture ideologiche: deve essere onesta, completa e condivisa.

Un riconoscimento tardivo ma necessario

La legge n. 92 del 30 marzo 2004, il Giorno del Ricordo è stato istituito come solennità civile nazionale, colmando un vuoto durato quasi sessant’anni. Per lungo tempo, per pregiudizi ideologici e calcoli diplomatici, la tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è stata ignorata o minimizzata.
Quel riconoscimento è stato reso possibile anche grazie all’impegno delle associazioni degli esuli e delle realtà patriottiche, che già negli anni Ottanta avevano ottenuto il riconoscimento della Foiba di Basovizza come monumento di interesse nazionale.

Il valore della riconciliazione istituzionale

Va ricordato il ruolo svolto da diversi Presidenti della Repubblica nel restituire dignità istituzionale a questa memoria. Da Francesco Cossiga, primo Capo dello Stato a rendere omaggio a Basovizza nel 1991, a Oscar Luigi Scalfaro, fino al gesto di altissimo valore simbolico compiuto nel 2020 dal Presidente Sergio Mattarella insieme al Presidente sloveno Borut Pahor. Un atto di riconciliazione che ha segnato una svolta storica.
Memoria, educazione, responsabilità

Nonostante i passi avanti, continuano a registrarsi episodi di contestazione e vandalismo contro i simboli della memoria delle foibe. Ricordo bene le tensioni del 10 febbraio 2007, quando, da Questore di Firenze, dovetti gestire una manifestazione particolarmente critica durante una cerimonia commemorativa.
Episodi che confermano quanto sia ancora necessario investire in educazione civica e formazione storica, soprattutto tra i giovani. In questa direzione va l’invito del Ministero dell’Istruzione e del Merito alle scuole a promuovere iniziative di approfondimento, anche in collaborazione con le associazioni degli esuli.

La Fondazione OMRI come presidio della memoria repubblicana

È in questo quadro che si colloca l’impegno della Fondazione Insigniti OMRI, che intende continuare a essere un presidio attivo delle ritualità civili della Repubblica, promuovendo una memoria rispettosa, inclusiva e fondata sulla verità storica. Ricordare non significhi riaprire ferite, ma impedire che l’oblio le renda vane.

Tutte le vittime hanno pari dignità

Tutte le vittime innocenti delle tragedie causate dalla guerra hanno pari dignità. Le vittime delle foibe e quelle della Shoah non si contrappongono: si ricordano insieme, perché ogni essere umano è uguale nell’offesa subita e nella dignità negata.
Condannare ogni forma di violenza, oppressione e fanatismo è il primo passo per costruire una società fedele ai valori costituzionali.

Uno sguardo al futuro

Auspico che il significato del Giorno del Ricordo si consolidi sempre più nella coscienza collettiva degli italiani, soprattutto delle giovani generazioni, affinché dalla memoria del passato nascano consapevolezza, responsabilità e un futuro fondato sul rispetto della persona.
Prefetto Francesco Tagliente, presidente della fondazione insigniti OMRI