AGI0256 3 CRO 0 R01 / Prefetto Tagliente, storia degli Imi non appartiene solo passato = Dalla memoria degli IMI al futuro della Repubblica: “Il loro no e’ una lezione per i giovani” (AGI)
Roma, 20 set. – Ottant’anni di Repubblica passano anche attraverso una memoria che per molto tempo e’ rimasta ai margini del racconto nazionale. E’ quella degli Internati Militari Italiani, i militari italiani catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, deportati nei lager e sottoposti a internamento e lavoro coatto dopo avere rifiutato di collaborare con la Germania nazista e con la Repubblica Sociale Italiana.
Una vicenda che la Repubblica ha scelto di riconoscere formalmente con la legge n. 6 del 13 gennaio 2025, che ha istituito la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale, celebrata ogni anno il 20 settembre.
La legge richiama la memoria dei cittadini italiani, militari e civili, internati nei campi di concentramento e di quanti furono uccisi a causa del rifiuto di collaborare. Una ricorrenza ancora giovane, dunque, ma legata a una delle pagine piu’ drammatiche della storia italiana del Novecento.
Furono oltre 650 mila i militari italiani catturati e deportati dopo l’8 settembre 1943. Nel giorno della seconda Giornata, la memoria torna cosi’ a interrogare il presente. E soprattutto le giovani generazioni. “
La storia degli IMI non appartiene soltanto al passato – osserva il prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana -. E’ una pagina della nostra storia repubblicana che ci parla ancora oggi di responsabilita’, di dignita’ e di liberta’.
Quegli uomini si trovarono davanti a una scelta drammatica e pagarono un prezzo altissimo per il loro rifiuto di collaborare”. Non fu, dunque, soltanto una vicenda di prigionia. Fu anche una vicenda di scelte individuali compiute in condizioni estreme, quando la possibilita’ di dire no aveva un costo umano enorme. “E’ proprio questo – prosegue Tagliente -, che dobbiamo riuscire a trasmettere ai giovani.
La memoria non puo’ limitarsi alla celebrazione di una ricorrenza. Deve diventare conoscenza, consapevolezza e capacita’ di comprendere il valore delle istituzioni democratiche.
Se oggi possiamo parlare di Repubblica, di Costituzione, di liberta’ e di dignita’ della persona, e’ anche perche’ uomini e donne, in momenti diversi della nostra storia, hanno saputo assumersi la responsabilita’ delle proprie scelte”. Il tema della memoria assume un significato particolare proprio nell’anno in cui l’Italia celebra gli ottant’anni della Repubblica.
Ed e’ anche questo il filo che lega la memoria degli IMI alle iniziative che la Fondazione Insigniti Omri sta promuovendo per il 2 ottobre, con migliaia di studenti coinvolti all’Altare della Patria e al Circo Massimo a Roma. “Abbiamo scelto di mettere insieme memoria e futuro – spiega il presidente della Fondazione -, perche’ non esiste un futuro consapevole senza la conoscenza delle radici sulle quali si e’ costruita la nostra Repubblica.
MAgli studenti non dobbiamo consegnare soltanto date e nomi, ma domande. Dobbiamo aiutarli a capire che cosa significhi scegliere, assumersi una responsabilita’, rispettare la dignita’ degli altri e sentirsi parte di una comunita’”.
E’ una prospettiva che guarda anche al rapporto tra memoria e simboli della Repubblica. Il Tricolore, l’Inno, il Milite Ignoto e la Costituzione non sono, per Tagliente, elementi separati dalla vita quotidiana, ma strumenti attraverso i quali una comunita’ puo’ riconoscersi. “La memoria degli IMI e il senso dei nostri simboli nazionali appartengono alla stessa dimensione: quella della costruzione di una coscienza civile. Il Tricolore rappresenta tutti noi, l’Inno da’ voce a questa appartenenza e la Costituzione ne indica i valori. Ma perche’ questi simboli continuino a parlare alle nuove generazioni, dobbiamo spiegare loro la storia che li ha accompagnati”.
La scelta della Repubblica di dedicare una giornata nazionale agli internati italiani arriva dopo decenni nei quali quella vicenda e’ rimasta meno presente nella memoria pubblica rispetto ad altre esperienze della Resistenza e della guerra.
Il tema e’ tornato al centro dell’attenzione istituzionale il 18 settembre, a Palazzo Montecitorio, dove si e’ svolta la cerimonia per la seconda Giornata degli Internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Un momento istituzionale che ha riportato al centro del racconto pubblico la vicenda di centinaia di migliaia di militari italiani che, dopo l’8 settembre, furono chiamati a scegliere se aderire alla collaborazione con il regime nazista o mantenere il rifiuto, affrontandone le conseguenze.
“Il riconoscimento istituzionale della Giornata – conclude Tagliente -, rappresenta un atto importante di memoria. Ma la memoria diventa davvero patrimonio della Repubblica soltanto quando riesce a passare da una generazione all’altra. E’ questo, oggi, il compito che abbiamo davanti: fare in modo che il sacrificio degli IMI non resti una pagina del passato, ma diventi una lezione per il futuro”.
Dalla memoria degli uomini che seppero dire no, dunque, a una Repubblica che, ottant’anni dopo la sua nascita, affida anche ai suoi giovani il compito di comprendere perche’ quel no ebbe un significato cosi’ profondo. (AGI)Rm15/Eiz 201351 SET 26 NNNN
