«Noi tutti dirigenti della Polizia di Stato, attraverso l’esempio e le decisioni che prendiamo, alla fine della carriera non saremo ricordati per le carte che abbiamo firmato, ma per le decisioni che abbiamo avuto il coraggio di assumere e per il modo in cui abbiamo trattato le persone quando avevamo il potere di farlo».

Con queste parole il Questore di Roma Roberto Massucci, vicepresidente vicario della Fondazione Insigniti OMRI, ha richiamato il senso più autentico della funzione dirigenziale — responsabilità, esempio e centralità della persona — nel corso del suo intervento al seminario sull’etica costituzionale del servizio pubblico, organizzato dalla Fondazione insieme alla Direzione della Scuola Superiore di Polizia.

Accanto a questo forte richiamo, il seminario ha rappresentato anche un momento di riflessione su figure delle istituzioni il cui esempio continua a vivere nel tempo. «Ci sono servitori dello Stato per i quali il tempo sembra non passare», ha osservato il Direttore della Scuola Mario Viola, Consigliere di indirizzo della Fondazione, sottolineando come il loro insegnamento resti un punto di riferimento stabile, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà per il servizio pubblico.

Tra queste figure emerge con forza quella del Prefetto Carlo Mosca, ricordato nel corso del seminario alla presenza dei frequentatori del corso dirigenziale, dei membri della Fondazione e dei relatori: Giancarlo Coraggio, Antonella Manzione, Franco Massi, Tommaso Miele e Antonino Savo Amodio.

Carlo Mosca è stato Ufficiale e funzionario della Polizia di Stato, Prefetto, Consigliere di Stato, docente e studioso, ma soprattutto un autentico uomo delle istituzioni. Ha incarnato – ha detto il Prefetto Francesco Tagliente – i valori più profondi dell’etica costituzionale del servizio pubblico, mettendo sempre al centro dell’azione amministrativa la persona, la dignità e la giustizia. La sua figura rappresenta una pietra miliare dell’etica pubblica repubblicana.

Tagliente ha ricordato con emozione gli anni della formazione comune e il rapporto umano e professionale che li ha legati, evidenziando come Mosca sia stato l’ispiratore di una cultura del servizio fondata su un’etica alta, su un profondo senso del dovere e su una visione dello Stato come strumento di coesione, legalità e umanità.

Emblematica, in questo senso, è stata la scelta di Carlo Mosca di lasciare l’incarico di Prefetto di Roma per rimanere fedele ai propri principi non negoziabili: una decisione di coerenza che oggi lo consegna alla memoria della Repubblica come esempio raro di integrità istituzionale.

Il ricordo di Carlo Mosca è stato condiviso anche da altri protagonisti del seminario. Antonino Savo Amodio, membro della Fondazione, ha rievocato gli anni in cui, giovane funzionario di prefettura, ebbe modo di lavorare accanto a Mosca, ricordandone il rigore, la capacità di visione e l’impegno maturato anche durante l’esperienza al Ministero dell’Interno. Analogamente, Tommaso Miele, già presidente del Collegio di Garanzia della Fondazione, ha richiamato gli anni di frequentazione e collaborazione, sottolineando come Mosca abbia rappresentato per molti una guida autorevole e discreta nella formazione di una coscienza istituzionale fondata su responsabilità e misura.

Particolarmente significativo è stato anche lo spunto offerto dal cofondatore della Fondazione Massimo Santucci, che ha ricordato Mosca tra i protagonisti degli inserti di Polizia Moderna. Insieme allo storico direttore della rivista, Massimo Occello, si sviluppò l’intuizione di attribuire alla rivista una funzione non solo informativa, ma anche formativa, sia sul piano giuridico sia su quello etico del servizio.

Nacquero così gli storici inserti della rivista, curati dal direttore, Viceprefetto Massimo Occello, insieme a Carlo Mosca, che coordinava un gruppo di collaboratori. Durante le pause pranzo, Mosca riuniva al Ministero un gruppo di giovani funzionari – tra cui lo stesso Tagliente, Antonino Savo Amodio, Domenico Vulpiani, Don Costantino Locche, Tommaso Miele e altri – ai quali veniva affidato il compito di elaborare contenuti tematici destinati alla formazione professionale.

Un’esperienza che ha segnato profondamente la cultura dell’amministrazione e la concezione del servizio pubblico: una vera palestra culturale per intere generazioni di operatori di polizia.

Al termine, tutti i presenti hanno dedicato un momento di omaggio alla memoria di Carlo Mosca, richiamando l’eredità morale e professionale che egli ha lasciato a generazioni di dirigenti dell’Amministrazione dell’Interno e, più in generale, alle diverse forze di polizia.

Il seminario è proseguito con gli interventi, più volte interrotti da applausi, di Franco Massi, Segretario Generale della Corte dei conti e componente del Comitato consultivo della Fondazione; di Antonella Manzione, Consigliere di Stato e membro della Fondazione; nonché del Presidente emerito della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato Giancarlo Coraggio.

Alla Scuola Superiore di Polizia – ha concluso il Direttore Mario Viola – non si è celebrata solo l’etica del servizio pubblico:

«servire significa mettere la competenza al servizio degli altri, anteporre la responsabilità al ruolo, l’esempio alle parole. Significa, soprattutto, porre la persona al centro, riconoscendone la dignità e i diritti inviolabili e guidare ogni decisione con imparzialità, rigore morale e rispetto dei principi costituzionali».