Condivido con convinzione l’editoriale di Roberto Napoletano, membro della Fondazione Insigniti OMRI, pubblicato oggi in occasione dell’80° anniversario della Repubblica.
La sua riflessione richiama uno degli insegnamenti più preziosi della nostra storia repubblicana: la capacità degli italiani di trasformare una stagione di divisioni e sofferenze in un grande progetto condiviso di ricostruzione nazionale. Dopo il referendum del 2 giugno 1946 e il lavoro dell’Assemblea Costituente, il Paese seppe mettere al centro ciò che univa, senza cancellare le differenze ma orientandole verso un obiettivo comune: costruire il futuro.
È un messaggio di straordinaria attualità. La memoria non può ridursi a una semplice commemorazione; deve diventare responsabilità, partecipazione e fiducia nel domani. La Repubblica vive infatti non soltanto nelle sue istituzioni, ma nella coscienza civica dei cittadini e nella loro capacità di contribuire al bene comune.
Nel giorno in cui ci prepariamo a celebrare la Festa della Repubblica, l’invito di Roberto Napoletano a recuperare lo spirito della ricostruzione, il senso dell’unità nazionale e l’orgoglio di appartenere a una comunità che sa guardare avanti rappresenta un contributo prezioso alla riflessione pubblica.
La memoria del passato acquista valore quando diventa impegno per il futuro. È questa, forse, la lezione più autentica che l’80° anniversario della Repubblica consegna a tutti noi.
Di seguito il testo dell’editoriale.
DA UNA RICOSTRUZIONE ALL’ALTRA LA MEMORIA PER IL FUTURO
L’editoriale
Roberto Napoletano
Per celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica, la Festa Nazionale avrà luogo domani nella Piazza del Quirinale. Coinvolge la comunità dei cittadini con eventi mirati e piazze collegate da grandi e piccole città, attraverso maxischermi in 100 Comuni. Una scelta simbolica: uscire dal Palazzo e tornare nell’agorà, luogo iconico della nascita della democrazia della Grecia classica. Un segnale forte che arriva in un momento in cui la memoria di come è stata fondata la Repubblica e di come è stata scritta la Costituzione resta nel profondo della coscienza collettiva, ma si è un po’ appannata in un esercizio retorico-politico di memoria quasi di routine, che significa più un ricordo di facciata che di contenuto.
Il coraggio e la tensione che accompagnarono quell’impresa vanno riproposti per stimolare tutti ad essere oggi altrettanto impegnati come lo si fu allora. Dietro quella doppia impresa ci fu poi la scelta di De Gasperi di avviare una transizione senza scontri che era tutt’altro che scontata dopo il crollo del fascismo. Perché, in genere, il passaggio da un regime all’altro, nella storia europea, è sempre stato vissuto come un momento drammatico con rotture e scissioni nel corpo sociale e politico.
In questo caso non successe nulla. Non ci fu neppure un rigurgito di nostalgia monarchica che pure aveva avuto quasi undici milioni di voti contro i quasi tredici a favore della Repubblica, benché si sapesse che una parte non piccola delle gerarchie ecclesiastiche fosse filomonarchica. Addirittura, Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica italiana eletto dal Parlamento in seduta comune, aveva votato monarchia vivendola ovviamente come una monarchia costituzionale che poteva avere un suo valore ai fini dell’economia.
Nonostante tutto questo il Paese, in quella stagione, lo ripetiamo, non si divise su questioni di principio e, alla fine, si compattò sempre sulla ricostruzione. Non si perse tempo a prolungare la divisione tra repubblicani e monarchici, ci si dedicò unitariamente alla ricostruzione. Intelligenza tecnica, riformismo cattolico, cultura laica, perfino alcune posizioni più estreme, tutto spinse a fare convergenza nella stessa Costituente dove non si verificò nessuno inciucio tra le forze politiche come dopo verrà sostenuto in modo strumentale. Ci fu piuttosto un convergere in qualcosa di molto importante che consentì la costruzione del nuovo Stato.
Ritroviamo oggi quello spirito e ascoltiamo la voce del popolo. Quello spirito che non dimenticò mai le differenze, che convisse con la presenza di molteplici partiti, ma trovò sempre uno stesso sentimento verso la Repubblica che era una scommessa per il futuro. Perché allora il futuro era una cosa a cui si credeva e questa rischia di essere la differenza più preoccupante con l’oggi.
Diciamocela tutta. Sono ancora troppi quelli che non credono nel futuro, che non vedono per loro nessuna scommessa di futuro a cui partecipare. Sono ancora troppi quelli che privilegiano una gestione di interessi del giorno per giorno che è il tirare a campare che ci ha sempre fatto molto male. Guardare al futuro è l’essenza della grande politica. In quella stagione che si vuole ricordare in modo così diretto i partiti la mattina si dividevano in Parlamento e nel pomeriggio prendevano parte ai lavori della Costituente dove si litigava sull’appropriatezza dei termini, ma avendo tutti insieme la stessa, unica stella polare, che era la ricostruzione e la volontà di attuarla.
La festa di popolo voluta per celebrare un appuntamento storico così rilevante mette al centro simbolicamente il ritorno alla piazza e parla alla coscienza collettiva. Per fare capire con forza che le formalità della politica pur necessarie non sono in alternativa all’incontro con la gente. Anzi ne possono essere la massima espressione cerimoniale.
Tutto questo deve aiutarci a recuperare l’orgoglio di un Paese che si è guadagnato un posto in Europa e nel mondo perché allora seppe fare le scelte giuste. Inaugurando una tradizione politica che, pur con alti e bassi, potremmo dire che non si è persa mai del tutto. Oggi, ancora di più, questo orgoglio non dobbiamo smarrirlo e tutto il Paese deve riuscire a tradurlo in un’azione che pesa nella costruzione della nuova Europa. Che è la nuova “ricostruzione” che serve oggi nel mondo delle grandi guerre privo di una governance globale.
Nella foto di Rino Barillari, il primo da destra, Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero e membro della Fondazione Insigniti OMRI, durante un evento organizzato dalla Fondazione. Il suo editoriale per l’80° anniversario della Repubblica offre una riflessione profonda sul legame tra memoria, ricostruzione e futuro.

