Le domande che nascono guardando Francesco Maria crescere
Ci sono numeri che, letti sulla carta, sembrano soltanto statistiche. E poi ci sono numeri che, improvvisamente, acquistano un volto e ci invitano a guardarli con occhi diversi.
Le ultime previsioni dell’Istat sulla popolazione italiana mi hanno fatto riflettere pensando a Francesco Maria, mio nipote, nato il 3 agosto dello scorso anno.
Ha appena compiuto un anno. Ogni giorno ci regala nuove emozioni: un sorriso, una nuova parola, una conquista, una curiosità, un gesto inatteso. Guardarlo crescere significa assistere, giorno dopo giorno, alla scoperta del mondo.
Ed è proprio questa meravigliosa esperienza che mi porta a una domanda: in quale Paese crescerà Francesco Maria?
L’Istat ci dice che saremo sempre meno e sempre più vecchi. La popolazione italiana potrebbe passare dai 58,9 milioni di residenti del 2025 ai 55 milioni nel 2050, fino a scendere a 45,8 milioni nel 2080. Aumenteranno le persone che vivono da sole e diminuiranno le coppie con figli. Nel 2050 l’età media potrebbe superare i 50 anni.
Sono dati che raccontano una trasformazione profonda della nostra società. Ma quando penso a Francesco Maria, quei numeri diventano una responsabilità.
Perché la domanda non è soltanto quanti saremo, ma come vivremo e quale qualità della vita sapremo garantire a chi oggi sta iniziando il proprio cammino.
Che cosa troveranno Francesco Maria e gli altri bambini della sua generazione quando saranno adulti? Quali opportunità avranno? Quale ambiente? Quale scuola? Quale lavoro? Quali relazioni? Quale senso di comunità? E soprattutto: troveranno una società capace di prendersi cura della persona e di mettere il benessere delle nuove generazioni al centro delle proprie scelte?
È una domanda che sento particolarmente vicina anche per il ruolo che ricopro come Presidente della Fondazione Insigniti OMRI.
Tra le finalità della Fondazione vi è la promozione dei principi e dei valori costituzionali, a partire da quel valore fondamentale che pone la persona al centro. Da questa scelta nasce anche l’impegno a guardare con particolare attenzione al benessere dei giovani e delle future generazioni.
Non possiamo limitarci a interrogarci sul futuro. Dobbiamo provare a costruirlo.
È anche per questo che la Fondazione ha scelto di mettere a disposizione competenze e professionalità attraverso i propri Comitati consultivi, dedicando particolare attenzione ad alcuni dei temi che riguardano più da vicino il benessere delle nuove generazioni.
Il Comitato consultivo per le Neuroscienze, presieduto dal professor Pietro Pietrini, e il Comitato consultivo per la Prevenzione delle dipendenze, presieduto dal professor Maurizio Fiasco, rappresentano due concrete espressioni di questo impegno: conoscere, prevenire, educare e creare condizioni migliori per il benessere delle persone.
Perché prendersi cura delle future generazioni significa anche questo: cercare oggi le conoscenze e gli strumenti che possano aiutarle domani ad affrontare un mondo che sarà inevitabilmente diverso dal nostro.
La costruzione del futuro, però, non può essere affidata soltanto alle istituzioni. È una responsabilità collettiva.
Ciascuno di noi può e deve fare la propria parte: nel lavoro che svolge, nelle scelte che compie, nell’educazione che trasmette, nel modo in cui si prende cura degli altri e della comunità.
Forse è questo il significato più profondo dell’eredità che lasciamo.
Non soltanto ciò che possediamo e che un giorno passerà nelle mani di chi verrà dopo di noi, ma soprattutto il mondo che avremo contribuito a costruire.
Francesco Maria oggi non può ancora porsi queste domande. È troppo piccolo.
Ma noi adulti abbiamo il dovere di farlo per lui e per tutti i bambini della sua generazione.
Perché ogni bambino che nasce non rappresenta soltanto una speranza per la propria famiglia. È una responsabilità per l’intera comunità.
E allora, guardando Francesco Maria mentre cresce, sento che la domanda dell’Istat diventa anche la nostra:
che Paese stiamo consegnando alle generazioni che verranno?
La risposta non è scritta nei numeri.
La risposta comincia da quello che ciascuno di noi sceglie di fare oggi.
