Oggi, 12 giugno, si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, istituita nel 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro per richiamare l’attenzione su una delle più gravi violazioni dei diritti dell’infanzia.
Per la Fondazione Insigniti OMRI, questa ricorrenza rappresenta un’importante occasione per ribadire che ai bambini devono essere garantiti il diritto allo studio, al gioco e a una crescita serena, così come agli adulti devono essere assicurati lavoro dignitoso e adeguate tutele sociali.
Il Presidente del Comitato consultivo della Fondazione per la Comunicazione istituzionale, #CostantinoDelRiccio, offre una riflessione sul tema.
Ecco il suo contributo:
Il lavoro minorile, una ferita ancora aperta
Le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pronunciate in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, richiamano l’attenzione su una delle più gravi violazioni dei diritti umani ancora presenti nel mondo.
Nonostante i significativi progressi compiuti negli ultimi decenni, milioni di bambini e adolescenti continuano a essere privati dell’infanzia, dell’istruzione e della possibilità di costruire liberamente il proprio futuro.
I dati mostrano che il fenomeno si è ridotto rispetto al passato: dai 246 milioni di minori coinvolti venticinque anni fa si è passati agli attuali 138 milioni. È un risultato importante, che dimostra come l’impegno delle istituzioni, delle organizzazioni internazionali e della società civile possa produrre cambiamenti concreti.
Tuttavia, questi numeri restano allarmanti. Ancora oggi oltre 54 milioni di bambini svolgono lavori pericolosi che compromettono la loro salute, la loro sicurezza e il loro sviluppo fisico e psicologico.
Le cause del lavoro minorile sono molteplici e profondamente intrecciate: povertà, disuguaglianze sociali, guerre, migrazioni forzate e crisi umanitarie. In molti casi, il lavoro dei minori rappresenta una strategia di sopravvivenza per famiglie in difficoltà. Ma nessuna necessità economica può giustificare la negazione dei diritti fondamentali dell’infanzia.
Il fenomeno non riguarda soltanto i Paesi più poveri. Anche in Italia emergono forme di sfruttamento spesso invisibili, legate al lavoro sommerso, all’abbandono scolastico e, sempre più frequentemente, alle opportunità offerte dalle piattaforme digitali, che possono trasformarsi in strumenti di sfruttamento quando mancano controlli adeguati.
Ancora più grave è la condizione dei minori vittime di tratta, costretti al lavoro forzato, all’accattonaggio o allo sfruttamento sessuale.
Di fronte a questa realtà, la scuola assume un ruolo centrale. Come sottolinea il Presidente Mattarella, l’istruzione rappresenta il più efficace strumento di prevenzione, inclusione e riscatto sociale. Garantire a ogni bambino l’accesso all’educazione significa offrire opportunità, autonomia e speranza.
La scuola, tuttavia, non basta da sola. Servono politiche di sostegno alle famiglie, sistemi di protezione sociale efficaci e un costante impegno delle istituzioni per contrastare ogni forma di sfruttamento.
Ogni bambino restituito alla scuola e sottratto al lavoro rappresenta una vittoria non solo per lui, ma per l’intera società. Proteggere l’infanzia significa investire nel futuro, nella giustizia sociale e nello sviluppo umano.
Per questo la lotta contro il lavoro minorile deve rimanere una priorità globale, affinché nessun bambino sia costretto a sacrificare i propri sogni per sopravvivere.
Costantino Del Riccio

