Contributo di approfondimento di Costantino Del Riccio, Preosidente del Comitato Consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione Istituzionale
C’è un filo sottile, ma resistente, che unisce istituzioni, sport e luoghi simbolici di un Paese. In vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, quel filo prende forma nella figura del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
La sua presenza nel percorso di avvicinamento ai Giochi non è episodica né meramente protocollare: è un accompagnamento coerente, che esprime un’idea di Repubblica fondata sulla comunità nazionale e sui valori condivisi. Il calendario presidenziale restituisce l’immagine di un Capo dello Stato che non si limita a presenziare, ma che, attraverso i luoghi, incontra i protagonisti e interpreta il significato profondo dell’evento. Le Olimpiadi diventano così un fatto che coinvolge l’intero Paese, non solo il mondo dello sport.
L’avvio è solenne ed evocativo. Lunedì 2 febbraio, Mattarella sarà a Milano per l’inaugurazione della 145ª Sessione del Comitato Olimpico Internazionale al Teatro alla Scala, simbolo di eccellenza e rigore. In quel luogo, cultura e sport dialogano, uniti dall’idea che il talento non sia mai disgiunto dalla responsabilità e che i risultati non nascano per caso, ma dall’impegno quotidiano.
Poco prima, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, l’incontro con i membri del CIO suggella un passaggio chiaro: Milano accoglie il mondo e lo Stato si presenta nella sua massima rappresentanza. Fin dalla prima giornata emerge un elemento fondamentale: le Olimpiadi come evento radicato nelle istituzioni e nell’identità nazionale.
Il ritorno del Presidente a Milano, giovedì 5 febbraio, segna un passaggio decisivo: dal contesto istituzionale al cuore vivo dei Giochi, il Villaggio Olimpico. Qui il contatto è diretto e carico di significato. La firma al Murale della Tregua Olimpica è una dichiarazione di intenti che richiama le origini dei Giochi e la loro vocazione universale alla pace e al rifiuto della sopraffazione. In un tempo segnato dai conflitti, quel richiamo assume un valore attuale e concreto.
Lo sport, come ha ricordato più volte il Presidente, porta la pace nel suo DNA: la competizione sostituisce lo scontro, il rispetto prevale sulla violenza, l’avversario non è un nemico. Non è un’utopia, ma un impegno morale da rinnovare ogni giorno.
I gesti della vicinanza sono immediati: il saluto alla Delegazione Italiana nella Sala degli Chef de Mission, la visita alla palazzina della squadra azzurra, la colazione condivisa con atlete e atleti. Momenti che testimoniano una vicinanza autentica: lo Stato riconosce il valore dello sport e la responsabilità di rappresentare un Paese intero.
Sedersi alla mensa del Villaggio Olimpico significa ricordare che dietro ogni medaglia – e anche dietro ogni gara senza podio – ci sono fatica, sacrificio e dedizione. In questo contatto diretto, Mattarella si conferma non solo garante delle istituzioni, ma anche primo tifoso dell’Italia, capace di sostenere senza retorica.
La giornata del 5 febbraio si chiude tornando alla dimensione internazionale. Alla Fabbrica del Vapore, durante la cena offerta dalla Presidente del CIO, l’Italia riafferma il proprio ruolo tra le nazioni. È una diplomazia fatta di simboli e relazioni, che affida allo sport una funzione di dialogo e distensione in un tempo di profonde fratture.
Venerdì 6 febbraio, il calendario presidenziale si sposta sul terreno culturale. L’inaugurazione di Casa Italia alla Triennale e la visita allo spazio espositivo “Musa” mettono in luce un pilastro del progetto olimpico: l’intreccio tra sport, cultura e tradizione. I Giochi non sono solo competizione, ma racconto del patrimonio artistico e umano del Paese, attraverso arte, architettura e design. “Musa” restituisce l’immagine dell’Italia come fonte continua di ispirazione.
La cerimonia di apertura allo Stadio San Siro sarà preceduta da un ricevimento a Palazzo Reale in onore dei Capi di Stato e di Governo. Come i suoi predecessori – Giovanni Gronchi nel 1956 a Cortina e nel 1960 a Roma, Carlo Azeglio Ciampi nel 2006 a Torino – Mattarella dichiarerà aperti i Giochi di Milano Cortina 2026: un gesto breve, ma carico di emozione e significato.
Il 6 marzo, il Capo dello Stato sarà all’Arena di Verona per l’apertura delle Paralimpiadi, per la prima volta ospitate in un sito patrimonio dell’UNESCO.
Questo percorso ha avuto antecedenti significativi. Il 5 dicembre 2025, con l’accensione della fiamma olimpica al Quirinale, il Presidente aveva ricordato come il fuoco olimpico richiami l’aspirazione dell’umanità a traguardi sempre più alti, fondati sulla consapevolezza di un destino comune. Il 22 dicembre, nel Salone dei Corazzieri, la consegna del Tricolore ai portabandiera olimpici e paralimpici ha offerto una sintesi efficace: la scelta del doppio portabandiera, uomo e donna, e l’affidamento della bandiera a quattro atleti raccontano un’idea di sport basata su uguaglianza, inclusione e rispetto.
In questo contesto, le Olimpiadi diventano un fatto della Repubblica, non solo dello sport. In un cambiamento d’epoca che richiede punti di riferimento solidi, la presenza di Mattarella – discreta ma continua – trasmette un messaggio chiaro: lo sport come linguaggio universale di pace e di speranza, e l’Italia che, attraverso il suo Presidente, sceglie di esserci.
Passo dopo passo, nel tempo condiviso dei Giochi.
Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo per la comunicazione istituzionale della Fondazione Insigniti OMRI

