Ci sono serate dalle quali si torna a casa con qualcosa in più di ciò che si pensava di trovare. Ieri sera è accaduto a me. Sono stato invitato a un incontro dedicato a Michelangelo, convinto di conoscere già il tema, e invece ho scoperto qualcosa che va oltre il grande maestro: il valore della ricerca condivisa e la forza di una squadra capace di mettere insieme competenze, passioni ed esperienze diverse. È un’idea che sento vicina anche attraverso il lavoro della Fondazione Insigniti OMRI. L’incontro, “Michelangelo e Roma: un amore infinito”, promosso da Valentina Salerno, mi ha ricordato che davanti a un grande progetto nessuno può pensare di fare tutto da solo.
Conosco Valentina e mi lega a lei un rapporto di amicizia, ma ieri sera ho scoperto una parte di lei che conoscevo molto meno: la profondità della ricerca, la passione, la determinazione e la capacità di costruire intorno a Michelangelo una rete di competenze e collaborazioni che va oltre i confini italiani. Accanto a lei c’era Giuseppe Moschitta, suo marito, ma anche una persona che appartiene alla mia storia professionale e alla nostra Fondazione: membro fondatore della Fondazione Insigniti OMRI e dirigente della Polizia di Stato che ha accompagnato una parte importante del mio percorso, da Firenze a Roma. Sono legami che danno alle occasioni pubbliche un significato più umano: dietro i progetti ci sono persone, storie e percorsi che nel tempo si incontrano.
L’incontro si è svolto al quinto piano del Palazzo delle Generali, da dove Roma si offriva in una prospettiva straordinaria e lo sguardo arrivava fino all’Altare della Patria. Non potevo non pensare che, poche ore dopo, proprio lì, al Sacello del Milite Ignoto, avrei deposto una corona insieme a tanti giovani e alle istituzioni, per dare avvio alle celebrazioni dell’80° anniversario della Repubblica, nell’ambito di “80. L’Alba della Repubblica”. Una coincidenza che ha reso ancora più significativo il filo che univa quella serata a ciò che avremmo vissuto il giorno dopo: da una parte Michelangelo, l’arte e la ricerca; dall’altra il Milite Ignoto, la Repubblica e le nuove generazioni. Due luoghi e due storie diverse, uniti dalla responsabilità di custodire ciò che abbiamo ricevuto e trasmetterlo a chi viene dopo di noi.
Ad accoglierci è stato Gianni Letta, che ha aperto e concluso la serata con quella capacità oratoria che ho avuto il privilegio di ascoltare tante volte e che, ogni volta, riesce a suscitare emozione. Non è soltanto la proprietà delle parole, ma la capacità di collegare persone, fatti, luoghi e momenti della nostra storia, restituendo alla memoria un significato che continua a parlare al presente.
Il progetto di Valentina nasce dalla convinzione che Michelangelo possa essere studiato oggi attraverso un modello di ricerca capace di mettere in dialogo discipline diverse.
Storici dell’arte, archivisti, ricercatori, anatomisti, ingegneri, tecnici e specialisti delle nuove tecnologie sono chiamati a confrontarsi, condividendo documenti, dati, metodologie e risultati.
Tra le collaborazioni avviate con università brasiliane, studiosi internazionali, CNR e Servizio Polizia Scientifica della Polizia di Stato, ciò che più mi ha colpito è proprio l’intreccio delle competenze: la ricerca storico-artistica incontra la scienza, i documenti dialogano con le tecnologie, le fonti d’archivio vengono confrontate con le indagini tecniche. È un metodo che non sostituisce un sapere con un altro, ma mette insieme punti di osservazione diversi per aprire nuove domande e nuove possibilità di conoscenza. Ed è qui che torna la metafora di Valentina: Michelangelo è un gigante, un enorme baobab che nessuno può pensare di abbracciare da solo.
La metafora mi è rimasta dentro: Michelangelo è un gigante, un enorme baobab che nessuno può pensare di abbracciare da solo. Occorre una catena umana, persone diverse che mettono insieme competenze, esperienze e sensibilità per arrivare dove il singolo non potrebbe arrivare.
È una metafora della ricerca, ma anche delle grandi imprese. In questi mesi, preparando “80. L’Alba della Repubblica”, dall’Altare della Patria al Circo Massimo, l’abbiamo vissuta concretamente. Un evento che coinvolge migliaia di studenti, istituzioni, scuole, Forze dell’ordine, volontari, tecnici e tanti altri non può essere opera di una persona sola. Ha bisogno di una squadra, della capacità di condividere responsabilità e di mettere insieme tante energie diverse. È questa la forza della squadra: trasformare il contributo di ciascuno in una forza comune e arrivare, insieme, dove da soli non si potrebbe arrivare.
Il nuovo Centro studi vuole avvicinare i giovani alla storia dell’arte attraverso linguaggi contemporanei. È anche questo il senso di “Michelangelo e Roma: un amore infinito”: un rapporto che, dopo quasi cinque secoli, continua a generare conoscenza. Ieri sera, guardando dalle vetrate delle Generali l’Altare della Patria, ho sentito quanto Roma sappia mettere in dialogo tempi e significati diversi. E mi è tornata in mente l’immagine di Valentina: Michelangelo è un gigante che nessuno può abbracciare da solo. Occorre una squadra, una catena umana. Domani mattina, a pochi passi da lì, saremo davanti al Milite Ignoto. Un altro simbolo, un’altra storia, la stessa necessità di custodire ciò che abbiamo ricevuto e saperlo trasmettere.

Michelangelo e Roma: nessun gigante si abbraccia da soli